3 dicembre 2021

 

La conversione in legge del Decreto Fisco Lavoro collegato alla Manovra 2022 concederà qualche mese in più per l’adeguamento alla rinnovata disciplina della trasmissione telematica delle operazioni transfrontaliere.

Ieri, 2 dicembre, il Senato ha infatti rinnovato la fiducia al Governo approvando l’emendamento di conversione del DL n. 146 che, tra i vari temi trattati, sposta dal 1 gennaio al 1 luglio 2022 la scadenza prevista dall’ art. 1, comma 3-bis, primo periodo, del D.Lgs. 5 agosto 2015, n. 127.

 

Nello specifico si fa riferimento alla revisione del cosiddetto “esterometro”, già dettagliatamente illustrata su questo blog, che disegna uno scenario operativo con un unico canale e un unico tracciato per gestire diversi adempimenti fiscali:  fatture elettroniche nazionali, invio dati delle operazioni transfrontaliere, obblighi di integrazione degli aspetti IVA sugli acquisti dall’estero, nonché – opzionalmente – le integrazioni per il reverse charge nazionale.

Dopo la “rivoluzione” della fatturazione elettronica il suddetto nuovo scenario rappresenta, dunque, un nuovo elemento di semplificazione e standardizzazione nel dialogo tra contribuente ed Amministrazione Finanziaria, consentendo di portare  ulteriormente a valore gli investimenti tecnici sostenuti dagli operatori nazionali per dialogare con il SdI.

 

In attesa della pubblicazione in g.u. si ricorda che, anche se l’obbligo scatterà dal 1 luglio 2022, la nuova modalità di trasmissione è già applicabile. E’ sicuramente auspicabile per le aziende che si sono già attrezzate cogliere da subito l’opportunità di standardizzazione, inviando i dati transfrontalieri 2022 in modo omogeneo, sin dalla competenza di gennaio.

Con il Provvedimento AdE n.298662 del 3 novembre 2021, si aggiunge un nuovo capitolo, o meglio un’appendice, alla storia infinita del servizio di consultazione delle fatture elettroniche, di cui abbiamo già trattato più volte su questo Blog.

Anche se i termini per l’adesione a questo essenziale servizio – la cui finalità non è stata pienamente colta da diversi operatori economici – sono scaduti il 30 settembre scorso, l’Agenzia ha optato, apprezzabilmente, per concedere altri due mesi a fronte delle segnalazioni presentate da diversi operatori economici, associazioni di categoria e ordini professionali.

Di seguito ne ricordiamo le finalità e perché si consiglia di aderirvi senza esitazione.

Cos’è il servizio di consultazione delle fatture elettroniche?

Il servizio di consultazione è illustrato nel paragrafo 8-bis delle specifiche tecniche per la fatturazione elettronica, ossia il Provvedimento 30 aprile 2018.

L’adesione al servizio garantisce al contribuente la possibilità di (continuare a) consultare le proprie fatture elettroniche nell’Area Riservata del sito dell’Agenzia delle Entrate fino al 31 dicembre del secondo anno successivo a quello di ricezione da parte del SdI.  In assenza di adesione dopo 60 gg dalla ricezione i documenti non saranno più disponibili sul cassetto fiscale.

La necessità di autorizzazione esplicita è legata ai rilievi formulati a fine 2018 dal Garante per la Privacy: la memorizzazione di tutti i dati di una fattura (che possono fornire informazioni su abitudini di consumo dei cittadini italiani), è un trattamento sproporzionato rispetto alle finalità del SdI che sono il monitoraggio dell’evasione e la trasmissione del documento.

Occorre quindi un’esplicita autorizzazione, non è sufficiente quella per la conservazione delle fatture che ha scopi differenti.

Anche se la possibilità di aderire è attiva dal 1 luglio 2019 ed i termini per l’adesione sono stati più volte prorogati, purtroppo al 1 ottobre 2021 molti operatori si sono sopresi di non vedere più le fatture pregresse e l’Ade ha ricevuto numerose segnalazioni, motivo per cui è stato concesso un altro periodo per l’accettazione.

Perché aderire anche se si dispone di strumenti avanzati di gestione documentale delle fatture elettroniche?

Con riguardo all’opportunità o meno di aderire al suddetto servizio, è senz’altro il caso di procedere con l’adesione entro il 31 dicembre 2021 in quanto, oltre alla perdita di uno strumento di consultazione delle fatture, vi sarebbe un disallineamento tra quanto a disposizione del contribuente e quanto a disposizione dell’Amministrazione finanziaria.

Si ricorda infatti che i file delle fatture elettroniche verranno comunque memorizzati – con misure di sicurezza compliant alle indicazioni del Garante –  per un lungo periodo presso le infrastrutture sistemi di SOGEI. L’art.5 bis del D.Lgsl. 127/2015 prevede che i file XML rimangano a disposizione della Guardia di Finanza e dell’Agenzia delle Entrate per attività di controllo fino al 31  dicembre dell’ottavo  anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione di riferimento (oppure fino alla definizione  di  eventuali  giudizi).

Con il Provvedimento 293384 del 29 ottobre 2021, il Direttore dell’Agenzia delle Entrate pubblica una nuova versione delle specifiche tecniche per la fatturazione elettronica B2b e la trasmissione dei dati delle operazioni transfrontaliere: la 1.7.

Di che si tratta? Che impatto ha sui processi in essere?

Il Provvedimento citato è l’atteso, necessario, adeguamento alle disposizioni emanate il 30 dicembre scorso dalla Legge 178/2020 – Legge di Bilancio 2021 – in tema di “esterometro”.

La legge di Bilancio 2021

Come già illustrato da Siav in diversi articoli, la Legge di Bilancio 2021 ha modificato modi e tempi per la trasmissione dei dati relativi alle operazioni transfrontaliere, che attualmente prevedono l’utilizzo di un tracciato XML specifico per l’esterometro.

A partire dal primo gennaio 2022, le informazioni relative alle cessioni e prestazioni effettuate verso e da soggetti non stabiliti ai fini IVA in Italia (art. 1, comma 3-bis, primo periodo, del D.Lgs. 5 agosto 2015, n. 127) dovranno essere trasmesse al SdI esclusivamente utilizzando lo stesso tracciato XML già in uso per l’emissione delle fatture elettroniche italiane.

Le attuali tempistiche trimestrali in vigore per l’esterometro vengono sensibilmente ridotte:

  • nel caso di operazioni attive l’invio deve avvenire entro gli stessi termini per l’emissione delle fatture ossia dodici giorni dalla data di effettuazione dell’operazione per le fatture immediate ed il termine specifico stabilito dalle disposizioni per le fatture differite;
  • nel caso di operazioni passive la trasmissione va effettuata entro il quindicesimo giorno del mese successivo a quello di ricevimento del documento comprovante l’operazione o di effettuazione dell’operazione.

Il recepimento nelle specifiche tecniche

Fino al 29 ottobre u.s., riguardo le nuove disposizioni sopra illustrate, AdE aveva fornito alcune delucidazioni di natura operativa nella “Guida alla compilazione delle fatture elettroniche e dell’esterometro”; ora le delucidazioni sono state ampliate e riportate nella norma ufficiale che detta le specifiche tecniche della fatturazione XML, ossia il Provvedimento 30 aprile 2018, più volte aggiornato.

Nell’allegato A del rinnovato provvedimento è stato completamente modificato il paragrafo 3, di cui  riportiamo di seguito gli elementi fondamentali.

Per la trasmissione delle operazioni attive, in parallelo all’emissione della fattura destinata al Cliente estero, vi è l’obbligo di inviarne al SdI una versione nel formato XML, avendo cura di valorizzare l’elemento <CodiceDestinatario> con “XXXXXXX”. Sono escluse le operazioni documentate da bolletta doganale.

Evidenziamo che rispetto alla precedente formulazione delle specifiche per l’esterometro, è scomparso ogni riferimento all’obbligo di sottoscrizione nella trasmissione delle operazioni transfrontaliere; pertanto, come per la fatturazione elettronica B2B italiana, la firma del file XML è opzionale.

Per le operazioni passive, si ribadisce che il file deve essere predisposto in modo che superi i controlli effettuati dal SdI. In particolare dovrà essere adeguatamente valorizzato l’elemento  <CodiceDestinatario>, ai fini della corretta ricezione del file. Il succitato tag potrà, ad esempio, essere valorizzato con la stessa informazione che il cessionario/committente solitamente utilizza per ricevere le fatture elettroniche.

Il processo prevede dunque che il cessionario committente conferisca il file XML con i dati delle operazioni passive al SdI che, effettuati i controlli, lo rispedirà al cessionario committente stesso. Come per le operazioni attive è escluso quanto documentato da bolletta doganale.

A seconda del tipo di acquisto, è da utilizzarsi uno specifico tipo documento:

  • TD17: per gli acquisti di servizi;
  • TD18: per acquisti di beni intracomunitari;
  • TD19: per l’acquisto di beni ex. art. 17 c.2 d.p.r. 633/72;

I dati del fornitore estero dovranno essere riportati nella sezione <CedentePrestatore>, mentre i dati del Cessionario Committente che effettua l’ integrazione o emette l’ autofattura vanno riportati nella sezione <CessionarioCommittente>.

Gli estremi della fattura passiva di riferimento dovranno essere riportati nel blocco <DatiFattureCollegate>.

 

Standardizzazione e semplificazione nel dialogo con l’Amministrazione Finanziaria

Dopo la “rivoluzione copernicana” della fatturazione elettronica attraverso il SdI, le nuove disposizioni rappresentano un ulteriore elemento di semplificazione e standardizzazione nel dialogo tra contribuente ed Amministrazione Finanziaria.

Rammentiamo infatti che l’invio dei TD17, TD18 o TD19 svolge anche la funzione di assolvere agli adempimenti di integrazione delle fatture d’acquisto dall’estero previsti dal DPR 633/1972 e DDL 31/1993. Con analoga modalità è possibile gestire anche il reverse charge interno: per integrare le fatture d’acquisto di fornitori nazionali in regime di inversione contabile, è possibile (non obbligatorio) inviare al SdI una fattura XML di tipo TD16.

Con un unico tracciato XML è dunque possibile gestire le fatture nazionali, comunicare i dati delle fatture estere e adempiere agli obblighi di integrazione documentale degli acquisti. Gli investimenti tecnici sostenuti dagli operatori nazionali per dialogare con il SdI possono quindi essere ulteriormente portati a valore.

La scadenza per la messa in conservazione delle Fatture Elettroniche e dei documenti informatici di rilievo tributario relativi all’anno 2019 è stata prorogata di 3 mesi.

A seguito della pubblicazione n.70 del 22/03/2021 in Gazzetta Ufficiale del “Decreto Sostegni” è stata ufficializzata la proroga per la messa in conservazione digitale dei documenti informatici di rilievo tributario relativi all’anno 2019 (rif. Art. 5 comma 16).

La notizia era già stata parzialmente anticipata dal MEF (Ministero dell’Economia e delle Finanze) tramite un comunicato stampa del 13 marzo scorso.
La proroga – si legge nel comunicato – tiene conto del fatto che l’adempimento in oggetto costituisce una novità nel panorama delle scadenze tributarie, dato che l’obbligo di fatturazione elettronica B2B è stato introdotto come noto il 1° gennaio 2019.

Ricordiamo che secondo le disposizioni normative di cui al DMEF 17/06/2014, il processo di conservazione dei documenti elettronici deve concludersi entro 3 mesi dal termine di presentazione delle dichiarazioni annuale relative al periodo di imposta cui i documenti si riferiscono; in altre parole, dato che le dichiarazioni dei redditi del periodo di imposta 2019 andavano presentate entro il 10/12/2020, le fatture (attive e passive) del 2019 andavano portate in conservazione entro il 10 marzo 2021.
Le richieste di numerosi operatori, impegnati a far fronte a nuovi adempimenti legati alle misure straordinarie varate dal Governo in contrasto alla crisi economica da Covid-19, sono tuttavia state accolte e il MEF ha appunto prorogato la scadenza di 3 mesi con la formalizzazione della proroga nel “Decreto Sostegni”.

A cinque anni dal debutto della fattura elettronica verso la Pubblica Amministrazione, il Ministero dell’Economia e delle finanze interviene per disciplinare l’opzione del rifiuto.

Il 22 ottobre scorso è stato infatti pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Decreto 132 del 24 agosto, con cui il Ministero ha introdotto una serie di limitazioni per evitare rigetti impropri ed armonizzare (almeno in parte) la fatturazione elettronica PA con quella tra privati, in attuazione dell’art.15 bis del DL 119/2018.
Riepiloghiamo brevemente l’opzione del rifiuto così come attuata dal 31 marzo 2015 (avvio della fatturazione elettronica PA) per poi esplorare le novità introdotte dal Decreto 132.

L’opzione del rifiuto
La possibilità di rifiutare una fattura elettronica è una peculiarità offerta esclusivamente agli Enti pubblici, che consente ad una PA di esprimersi riguardo l’accettazione o meno del documento entro quindici giorni dalla ricezione. Rispetto al contesto B2B, dunque, il processo di fatturazione elettronica nella PA non si conclude con laricevuta di consegna; seppure in presenza di prova di trasmissione che, come ricordato anche dalla recente pronuncia di diritto n.17 dello scorso 30 ottobre prova l’emissione , il cedente/prestatore deve comunque attendere fino a 15 giorni per capire se il documento debba essere stornato ed occorra procedere ad una ri-emissione.

L’opzione del rifiuto ha generato parecchi dubbi e complessità di gestione per gli interlocutori della PA per tre motivazioni. In primo luogo si tratta di una specificità che non trova alcuna origine nella normativa IVA di cui al D.P.R. n.633 del 1972; in secondo luogo gli Enti finora non avevano ricevuto indicazioni su quando applicare il rifiuto e quando invece richiedere una nota di variazione (unico strumento disponibile nel contesto B2B per gestire correzioni delle fatture); infine, fino al Decreto sopra indicato, non vi era nemmeno l’obbligo di esplicitare una motivazione per rigettare una fattura.

A fronte di una mancanza di regolamentazione, in questi anni gli operatori economici hanno dovuto gestire diverse criticità. Si sono verificate situazioni di veri e propri “ping pong” di fatture trasmesse e rifiutate più volte senza riuscire ad addivenire ad un accordo, motivazioni limite quali “Gli uffici sono chiusi per ferie, non si accettano fatture” o ancora, in taluni casi, si è avuta l’impressione di un rifiuto utilizzato come stratagemma per posticipare le scadenze di un pagamento.

Novità – Le motivazioni ammesse
Il Decreto 132 interviene modificando le regole tecniche della fatturazione PA ossia il Decreto 55 del 2013, con effetto dal 6 novembre 2020.

In generale, la norma novellata vieta il rifiuto in tutti quei casi ove sia possibile correggere la fattura mediante lo strumento della nota di variazione di cui all’articolo 26 del D.P.R. n. 633 del 1972.

Gli unici casi ammessi sono i seguenti:
• fattura riferita ad operazione che non è stata posta in essere in favore del soggetto destinatario della trasmissione;
• omessa o errata indicazione del Codice identificativo di Gara (CIG) o del Codice unico di Progetto (CUP) quando obbligatorio;
• omessa o errata indicazione del codice di repertorio per dispositivi medici (rif. Decreto del Ministro della salute 21 dicembre 2009);
• omessa o errata indicazione del codice di Autorizzazione all’immissione in commercio (AIC) e del corrispondente quantitativo da riportare in fattura;
• omessa o errata indicazione del numero e data della determinazione dirigenziale d’impegno di spesa per le fatture emesse nei confronti delle Regioni e degli enti locali;

Molto importante evidenziare che d’ora in poi in caso di rifiuto l’Ente è obbligato ad inserire nella notifica di esito una delle suddette cause. Non è dunque più ammesso un rifiuto immotivato.

 

Considerazioni – massimizzare l’efficacia delle nuove regole
La fattura PA è stato il primo, fondamentale, step di uno percorso virtuoso di fatturazione elettronica standardizzata a livello di sistema paese, finora unico caso nell’Unione Europea. Tra gli obiettivi del legislatore nazionale vi è oltre alla trasparenza e monitoraggio della spesa pubblica, alla riduzione dell’evasione IVA, anche la volontà di dare propulsione alla digitalizzazione del Paese partendo dalla fattura.

La regolamentazione del rifiuto è sicuramente un passaggio necessario e coerente con i suddetti obiettivi.

Tuttavia non possiamo non osservare che, a fronte di chiare – apprezzatissime – indicazioni normative sulla gestione del rifiuto, al momento non vi sia stata una revisione tecnologica del processo a supporto. Attualmente dalla documentazione tecnica pubblicata nell’apposita sezione del sito Fattura PA:
non risultano nuovi controlli sulla compilazione della notifica rifiuto, nella quale, al momento, l’indicazione della motivazione rimane opzionale.

Potenzialmente potranno quindi verificarsi situazioni in cui l’Ente non inserisce una motivazione, ma può comunque rigettare il documento. In tal caso il cedente prestatore, in virtù della norma, potrà ritenersi in diritto di non stornare la fattura trasmessa, ma sarà comunque necessario attivare una gestione “extra-SDI” per un dialogo con l’Ente. Sarebbe sicuramente preferibile che la tecnologia supportasse in tal senso per semplificare il processo.

Auspichiamo quindi un prossimo aggiornamento dei controlli attuati dal SDI per evitare situazioni non compliant, così come è stato in occasione della revisione del tracciato XML attivo dal 1 ottobre.

Conferme e alcune novità per fatture e corrispettivi elettronici dopo la conversione con Legge n. 157/2019 del D.L. n. 124/2019 (decreto fiscale 2020), in Gazzetta ufficiale il 24 dicembre 2019. Gli articoli che riteniamo di maggiore interesse per gli argomenti fatture e corrispettivi sono i seguenti:

Art. 14 – Utilizzo dei file delle fatture elettroniche

Art. 15 – Fatturazione elettronica e sistema tessera sanitaria

Art. 16 – Semplificazioni fiscali

Art. 17 – Imposta di bollo sulle fatture elettroniche

Art. 19 – Esenzione fiscale dei premi della lotteria nazionale degli scontrini ed istituzione di premi speciali per il cashless

Art. 20 Lotteria degli scontrini

Analizziamo di seguito gli argomenti collegati con gli articoli elencati.

Fatture a disposizione dell’Agenzia delle entrate e della Guardia di finanza per otto anni

In concomitanza con l’approvazione del D.L n. 124 alla Camera, abbiamo chiarito in questo blog che, indipendentemente dall’adesione dei contribuenti al servizio di consultazione dell’Agenzia delle entrate, i file delle fatture resteranno a disposizione della Guardia di finanza e dell’Agenzia fino all’ottavo anno successivo a quello della presentazione della dichiarazione di riferimento o comunque fino alla conclusione di eventuali controversie. Ciò vuol dire che:

  • in caso di adesione al servizio, il contribuente potrà consultare nella propria area riservata l’intero file della fattura sino al 31 dicembre del secondo anno successivo a quello di ricezione [del file] da parte del SdI;
  • in caso di mancata adesione, il contribuente potrà consultare unicamente i dati fattura fino al 31 dicembre dell’ottavo anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione di riferimento.

In entrambi i casi, come sopra indicato, a seguito della modifica al D.Lgs. n. 127/2015 disposta dal D.L. n. 124/2019, i file delle fatture resteranno a disposizione della Guardia di finanza e dell’Agenzia delle entrate per finalità di controllo e analisi del rischio (Agenzia delle entrate e Guardia di finanza), per finalità di polizia economica e finanziaria (Guardia di finanza).

In considerazione di quanto sopra esposto e di altri elementi di riflessione su cui ci eravamo soffermati nell’aggiornamento sopra richiamato di questo blog, torniamo a suggerire di aderire al servizio di consultazione dell’Agenzia delle entrate anche per evitare un ulteriore disallineamento tra i dati a disposizione del contribuente e i dati a disposizione dell’Amministrazione finanziaria.

 Effetti per gli operatori sanitari

L’articolo 15 del D.L. n. 124/2019, modificando il D.L. n. 119/2018, estende all’intero periodo di imposta 2020 il divieto di emissione di fatture elettroniche per tutti gli operatori sanitari. In questo blog avevamo ripercorso tutte le tappe che avevano portato progressivamente dall’esonero al divieto di emissione di fatture elettroniche per operatori sanitari, anche per coloro che non sono tenuti all’invio dei dati al Sistema tessera sanitaria (Sistema TS).

Il citato articolo 15, inoltre, modificando il D.Lgs. n. 127/2015 ha stabilito che, a decorrere dal 1° luglio 2020, i soggetti tenuti all’invio dei dati al Sistema tessera sanitaria, adempiono a tale obbligo esclusivamente attraverso l’invio dei corrispettivi giornalieri al Sistema TS, utilizzando strumenti tecnologici che garantiscono l’inalterabilità e la sicurezza dei dati: i registratori telematici. L’obiettivo della norma è razionalizzare l’invio da parte dei soggetti obbligati e l’analisi da parte dell’Agenzia delle entrate dei flussi informativi relativi ai dati che alimentano la dichiarazione precompilata.

Liquidazioni IVA precompilate

Come già previsto dal D.L. n. 119/2018, il decreto fiscale 2020 stabilisce che, a partire dalle operazioni IVA decorrenti dal 1° luglio 2020, l’Agenzia delle entrate, in via sperimentale, sulla base dei dati desunti dalle fatture elettroniche, dalle comunicazioni relative alle operazioni transfrontaliere, dai corrispettivi elettronici, mette a disposizione dei soggetti passivi IVA residenti e stabiliti nel territorio italiano le bozze dei registri IVA (vendite e acquisti) e le comunicazioni delle liquidazioni periodiche IVA. Dal 2021 l’Agenzia delle entrate predisporrà anche la bozza della dichiarazione annuale IVA.

Più tempo per l’invio dei dati relativi alle operazioni transfrontaliere

Con la conversione in Legge del decreto fiscale 2020, cambia la periodicità delle comunicazioni dei dati relativi alle operazioni transfrontaliere che da mensile diventa trimestrale, per citare il decreto: entro la fine del mese successivo al trimestre di riferimento. Questa novità comporta la scadenza al 31 gennaio 2020 per le operazioni relative al periodo novembre-dicembre 2019: non essendo stata stabilita una decorrenza specifica, infatti, la Legge n.157/2019 ha effetto sugli obblighi non ancora scaduti alla data di entrata in vigore della Legge medesima, 25 dicembre 2019.

Imposta di bollo sulle fatture elettroniche

In questo blog avevamo già dato conto delle nuove modalità per l’assolvimento dell’imposta di bollo conseguenti all’introduzione dell’obbligo generalizzato di fatturazione elettronica.

Oltre a tali modalità, si ricorda che il D.L. n. 34/2019 (cosiddetto decreto crescita) in sede di conversione con Legge n. 58/2019 aveva stabilito che, in caso di assenza della esplicita indicazione dell’assolvimento dell’imposta in fattura, l’Agenzia delle entrate integra le fatture con procedure automatizzate e che, in caso di dati insufficienti, restano valide le disposizioni ordinarie di assolvimento dell’imposta e di recupero del tributo ai sensi del D.P.R. n. 642/1972.

Il decreto fiscale 2020, intervenendo sull’art. 12-novies dal D.L. n. 34/2019, stabilisce, inoltre, che in caso di omesso, ritardato o insufficiente versamento dell’imposta, scatta una procedura definita dal decreto stesso: l’Agenzia comunica al contribuente, con modalità telematiche, l’ammontare dell’imposta, la sanzione amministrativa ridotta ad un terzo rispetto alla misura previgente e gli interessi, quantificati fino all’ultimo giorno del mese antecedente a quello della elaborazione della comunicazione. In caso di mancato o insufficiente pagamento entro trenta giorni dal ricevimento della comunicazione, gli importi non versati saranno iscritti a ruolo. Tali disposizioni si applicano per le fatture trasmesse dal 1° gennaio 2020.

Con la conversione in Legge, il decreto fiscale 2020 ha inoltre previsto che, nel caso in cui gli importi dovuti non superino il limite annuo di 1.000 euro, l’obbligo di versamento dell’imposta sulle fatture elettroniche può essere assolto con due versamenti semestrali, entro il 16 giugno e il 16 dicembre di ciascun anno.

Lotteria nazionale degli scontrini

Proseguono le iniziative volte ad incentivare l’utilizzo dei mezzi di pagamento tracciabili anche attraverso la lotteria nazionale degli scontrini. Come indicato in un precedente articolo, già la Legge n. 58/2019 di conversione del D.L. n. 34/2019 aveva disposto, modificando il comma  542 della Legge di bilancio 2017, un innalzamento delle probabilità di vincita dei premi in palio dal 20 al 100% a fronte di transazioni effettuate con carta di debito e di credito. Il decreto fiscale 2020, intervenendo nuovamente sul comma 542 della Legge di bilancio 2017, stabilisce premi speciali da attribuire, mediante estrazioni aggiuntive a quelle ordinarie, per i soggetti che effettueranno pagamenti attraverso strumenti tracciabili. Premi previsti anche per gli esercenti che memorizzano e trasmettono i dati dei corrispettivi secondo quanto previsto dalla normativa vigente. I premi saranno esentasse. La regolamentazione avverrà con provvedimento del direttore dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli d’intesa con l’Agenzia delle entrate.

Inoltre, in sede di conversione in Legge, il D.L. fiscale 2020, rinvia al 1° luglio 2020 la decorrenza per la lotteria e sostituisce il codice fiscale con il codice lotteria, da definirsi mediante provvedimento del direttore dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli d’intesa con l’Agenzia delle entrate, elimina le sanzioni per gli esercenti che si rifiutassero di acquisire tale codice sostituendole con la possibilità per il contribuente di segnalare la circostanza nella sezione dedicata del portale “Lotteria” dell’Agenzia delle entrate: tali segnalazioni saranno a disposizione dell’Agenzia delle entrate e della Guardia di finanza nelle attività di analisi del rischio di evasione. Nella prima versione del decreto, era prevista una sanzione dai 100 ai 500 euro per i commercianti che si fossero rifiutati di comunicare i dati del cliente all’Agenzia.

L’Agenzia delle entrate con Prv. n. 739122/2019 ha stabilito le regole tecniche affinché i registratori telematici e la procedura web messa a disposizione siano in grado di trasmettere i dati memorizzati delle singole operazioni commerciali necessari alla partecipazione alla lotteria da parte del cliente che ne facesse esplicita richiesta.

Monitoreremo, su questo blog, gli eventuali aggiornamenti relativi agli argomenti in esame.

Accreditamento NSO e non solo. Nei giorni scorsi, la Ragioneria generale dello Stato ha introdotto alcune importanti novità per il Nodo smistamento ordini (NSO):

  • Come già anticipato in un precedente articolo pubblicato su questo blog, l’obbligo non è scattato il 1° ottobre, ma è stato rinviato di alcuni mesi; presumibilmente scatterà dal 1° febbraio 2020, con scadenze differenziate sulla base del tipo di ordinazione. Si attende l’ufficialità della nuova data di decorrenza mediate D.M. di modifica dell’attuale articolo 3 del M. 7 dicembre 2018;
  • Sono state rilasciate le nuove Regole tecniche NSO – Versione 4.1.1, mantenendo la piena compatibilità con la versione 3.0 delle stesse;
  • Sono state rilasciate le Istruzioni per l’Accreditamento dei Canali web services e SFTP, con l’introduzione dell’obbligo di un accreditamento integrativo e della richiesta di codici destinatario specifici per gli ordini elettronici.

Si ricorda che non devono effettuare alcun accreditamento i soggetti che intendono trasmettere e ricevere gli ordini utilizzando la posta elettronica certificata (Canale PEC).

In questo articolo verranno presentate le novità della procedura di accreditamento, per la parte relativa al Canale web services.

Il Canale web services, consentendo di creare una connessione sempre attiva tra i server di un operatore e il Sistema di Interscambio (SdI), è rivolto soprattutto ai soggetti economici che devono trasmettere o ricevere un numero molto rilevante di documenti.

Accreditamento NSO integrativo per gli ordini

Poiché NSO si avvale dell’infrastruttura di accreditamento di SdI, per l’invio e la ricezione degli ordini verso e da NSO è possibile:

  • Utilizzare gli stessi Canali già accreditati per le fatture elettroniche;
  • Accreditare nuovi Canali, seguendo la procedura pubblicata nella sezione Gestire il Canale del sito di SdI.

Ottenuto l’accreditamento NSO, è possibile richiedere l’abilitazione del canale anche per gli ordini elettronici, accedendo all’area “Integrazione Accreditamento per Ordini”, all’interno della sezione Gestire il Canale (Figura 1).

Accreditamento-NSO-figura-1

Figura 1

La procedura è descritta dettagliatamente nel documento sopracitato (Istruzioni per l’Accreditamento dei Canali web services e SFTP); si consiglia anche di fare riferimento al Capitolo 5 delle Regole tecniche NSO – Versione 4.1.1.

Al termine della procedura, l’utente dichiara di voler operare per la trasmissione/ricezione degli ordini: tale dichiarazione è da considerarsi ad integrazione dell’Accordo di servizio già stipulato in fase di accreditamento NSO per la trasmissione/ricezione delle fatture (Figura 2).

Figura 2

E’ possibile indicare anche se si opera in qualità di Intermediario Peppol: in questo caso, il titolare dell’accreditamento accetta che NSO possa trasmettergli documenti indirizzati a qualsiasi soggetto appartenente alla rete Peppol.

Accreditamento per i Soggetti privati: Richiesta codici destinatari ordini

Per la ricezione degli ordini elettronici si dovranno utilizzare dei codici destinatari diversi da quello in uso per le fatture elettroniche.

Dopo aver ottenuto l’abilitazione del canale per la ricezione degli ordini (Canali web services e SFTP), si dovrà accedere alla pagina “Richiesta codici destinatari B2B ordini” della sezione Gestire il Canale.

E’ possibile richiedere fino a 100 Codici destinatari associati al proprio Canale di ricezione attivato (web services e SFTP): i codici per gli ordini sono alfanumerici con una lunghezza di 8 caratteri, mentre quelli per le fatture hanno una lunghezza di 7 caratteri.

Questi codici dovranno essere comunicati a tutti i propri clienti per la corretta ricezione degli ordini tramite NSO. Diversamente dalle fatture elettroniche, infatti, per gli ordini elettronici non è previsto un servizio di registrazione dell’indirizzo telematico di ricezione

Amministrazioni Pubbliche – Accreditamento NSO degli Uffici ordinanti

Le Amministrazioni Pubbliche che intendono accreditare uno o più Uffici ordinanti devono abilitare le loro unità organizzative al servizio “Ordini”, seguendo le istruzioni pubblicate nella “Guida IndicePA Area riservata” presente nella sezione Documenti dell’IPA e nel paragrafo 5.5 delle Regole tecniche – Versione 4.1.1

 

Con nuovo provvedimento l’Agenzia ha ulteriormente posticipato, portandoli al 29 febbraio 2020, i termini per l’adesione al servizio di consultazione, inizialmente previsto per il 31 ottobre e già prorogato al 20 dicembre. Lo slittamento si è reso necessario per recepire le disposizioni del decreto fiscale (art.14 dl 124/2019).

https://www.agenziaentrate.gov.it/portale/cs-17-dicembre-2019

Cosa accadrà dopo il termine per l’adesione alle fatture elettroniche transitate attraverso il SdI?

Come già illustrato su questo blog, se un’azienda non ha aderito al servizio di consultazione dell’AdE non troverà più nel proprio cassetto fiscale le fatture che risultino emesse o ricevute.

Cos’è il servizio di consultazione delle fatture elettroniche?

Si tratta della possibilità di (continuare a) consultare le proprie fatture elettroniche nell’Area Riservata del sito dell’Agenzia delle Entrate fino al 31 dicembre del secondo anno successivo a quello di ricezione da parte del SdI.

Non è, dunque, il servizio di conservazione digitale.

Perché è necessario aderire esplicitamente?

La necessità di autorizzazione esplicita è legata ai rilievi formulati dal Garante per la Privacy che ha valutato il trattamento di dati effettuato attraverso il SdI sproporzionato rispetto alle due finalità: monitoraggio dell’evasione e trasmissione della fattura. Memorizzare i dati dell’intera fattura, che possono fornire informazioni su abitudini di consumo dei cittadini italiani, non è strettamente necessario, quindi occorre una esplicita autorizzazione. 

Secondo le specifiche tecniche dell’Ade (https://bit.ly/2q1V44m) se non si aderisce al servizio di consultazione, svolta la funzione di “postino”, il SdI non memorizzerà più l’intero file XML nel cassetto fiscale, ma solo alcune informazioni fiscalmente rilevanti, quelle descritte nell’Allegato B delle citate specifiche tecniche.

È possibile aderire al servizio anche dopo il 31 ottobre 2019, ma in tal caso saranno visibili al contribuente solo le fatture emesse/ricevute dal giorno successivo a quello di adesione.

Aderire o non aderire?

In tabella abbiamo sintetizzato alcune considerazioni che ci portano a suggerire di aderire.

Nello specifico, si tenga presente che:

• i controlli incrociati saranno sempre effettuati anche se l’AdE dovesse eliminare il file completo

• la base dati sulla quale potranno essere effettuare le verifiche di cui al DM del 4 agosto 2016 è comunque ampia (sostanzialmente manca soltanto la descrizione del bene/servizio oggetto di fatturazione) e rimane a disposizione per oltre 8 anni

• il cassetto fiscale non è uno strumento gestionale delle fatture elettroniche ma fornisce comunque la possibilità di recuperarle all’occorrenza.

Non si sottovaluti, inoltre, la posizione dell’Amministrazione che nelle FAQ (https://bit.ly/2Jx7VCC) dichiara che l’adesione al servizio di consultazione consente di “rendere i rapporti con l’Amministrazione finanziaria più trasparenti e collaborativi”.

A queste considerazioni, aggiungiamo una ulteriore riflessione legata al “decreto fiscale 2020”. Se l’articolo 14 del DL n.124 pubblicato il 26 ottobre scorso verrà convertito senza modificazioni, non rimarranno più dubbi: i file delle fatture elettroniche acquisiti dal SdI verranno comunque memorizzati fino all’ottavo anno successivo e saranno disponibili per i controlli della Guarda di Finanza e dell’Agenzia delle Entrate, a prescindere dall’adesione da parte del contribuente al servizio di consultazione.

In buona sostanza, non aderire comporterebbe la perdita di uno strumento di consultazione delle fatture e un disallineamento tra le fatture a disposizione del contribuente e le informazioni in possesso dell’Amministrazione finanziaria.

Quali sono i tempi tecnici per trasmettere una fattura elettronica al SdI senza incorrere nelle sanzioni di cui all’art.6 del D.Lgs. 471/1997? Con la Risposta 389/2019 ad un’istanza in materia di datazione delle fatture riepilogative, l’Agenzia delle entrate fa luce sugli ultimi dubbi relativi al suddetto, delicatissimo, tema.

Ripercorriamo brevemente i punti focali della questione ed il relativo quadro normativo.

La norma primaria

Il “peccato originale” sulle tempistiche di fatturazione risiede proprio nella definizione di “emissione” contenuta nella norma primaria in materia di IVA, il D.P.R. 633/1972: da articolo 21 l’emissione della fattura coincide con la trasmissione del documento, a prescindere dal contesto cartaceo o elettronico, ed è obbligatorio riportare in fattura la data di emissione.

Applicando pedissequamente il dettato normativo, dunque, la data di trasmissione (alias emissione) dovrebbe essere la data riportata nel documento. Il vincolo rileva sia per la fattura immediata (emissione entro le ore 24 della giornata di effettuazione dell’operazione) che per la differita (emissione entro il giorno 15 del mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione, se comprovata da idoneo documento fiscale).

Tale “storica” disposizione, però, è sempre stata difficilmente conciliabile con le prassi gestionali in uso presso le aziende; in particolare, per la fatturazione differita, nei primi giorni del mese si riepilogano le operazioni relative al mese precedente, con datazione fattura a fine mese di competenza. Così facendo, l’IVA viene versata correttamente con riferimento al periodo di effettuazione e non vi è danno per l’erario.

Se nel contesto analogico non vi era evidenza ufficiale della discrepanza tra data fattura e data emissione/trasmissione e, quindi, la suddetta prassi era diffusa, la fatturazione elettronica attraverso il SdI ha comportato, invece, una manifesta tracciatura e la necessità di affrontare il disallineamento rispetto al D.P.R. IVA.  

Sul tema, l’Agenzia aveva espresso le sue prime considerazioni già nel luglio del 2018 con la Circolare 13/E. Nella Circolare, preso atto dei tempi tecnici del processo di emissione di una fattura XML (creazione file, eventuale firma, invio a SdI, gestione eventuale scarto etc..), l’AdE aveva dichiarato ammissibile un “minimo ritardo” nella trasmissione, durante una fase “prima applicazione delle nuove disposizioni”, di durata imprecisata.

Successivamente, ad ottobre 2018, col Decreto Legge n.119/2018, il legislatore, oltre a quantificare in nove mesi la moratoria delle sanzioni conseguenti ad  emissione tardiva, è intervenuto all’origine modificando l’art.21 del D.P.R. IVA: dieci giorni (poi divenuti dodici) per emettere le fatture immediate, con obbligo di esplicitare in fattura anche la data di operazione per avvalersi di tale facoltà.

La modifica, che agisce sia sulla fattura cartacea che su quella elettronica, ha lasciato però immutata la coincidenza tra emissione-trasmissione, quindi la criticità operativa di dover inviare il documento il giorno stesso della compilazione, con un nuovo aspetto da gestire: dove inserire il nuovo campo “Data operazione” in fattura? È necessaria una modifica al tracciato XML? Si lascia discrezionalità agli operatori?

Gli ultimi aggiornamenti del quadro normativo

Fino al 30 settembre 2019 la moratoria sopra citata, richiamata dalla rassicurante FAQ 31 dell’Agenzia delle Entrate (https://bit.ly/2o1atAP), ha consentito alle imprese di adattarsi progressivamente al nuovo processo di fatturazione elettronica, senza ulteriori aggravi legati a tempistiche, di fatto istantanee, di trasmissione.

Per quanto concerne il comportamento che i soggetti passivi di imposta devono adottare dal 1 ottobre 2019, possiamo fare riferimento a due recenti interventi dell’Ade.

Il primo è la Circolare 14/e di fine giugno u.s. che fornisce indicazioni pragmatiche sulla fattura immediata: è lapalissiano che la data di trasmissione, dunque emissione, è certificata dal SdI, pertanto in fattura elettronica è sufficiente la data operazione e e i 12 giorni previsti dal modificato art. 21 del D.P.R.  sull’IVA sono per la trasmissione e non vi è necessità di riportare doppie date nel file XML.

Per quanto concerne le fatture differite, invece, la Circolare 14/2019 non si è espressa con la stessa concretezza mostrata per la fattura immediata; la Circolare dà indicazione di riportare in fattura riepilogativa la data dell’ultima operazione e non l’ultimo giorno del mese. Come caso esemplificativo l’Agenzia dichiara, infatti, che a fronte di tre DDT datati 2, 10 e 28 settembre 2019, la fattura andrebbe datata 28 settembre 2019, con facoltà di trasmissione entro il 15 ottobre 2019. Non è contemplata la possibilità di indicare la data convenzionale del 30 settembre 2019.

Tale comportamento è inapplicabile per i sistemi gestionali più diffusi, in quanto a rischio di mancata sequenzialità tra la numerazione e la data delle fatture.

L’Agenzia, successivamente, in sede incontri con le associazioni di categoria ha rivisto la posizione relativa alle fatture differite, ammettendo la possibilità di indicare anche la data di fine mese, considerando che non vi sono impatti sulla liquidazione iva, che rimane di competenza del mese di effettuazione dell’operazione.

Si attendevano, dunque, indicazioni ufficiali che sono arrivate pochi giorni fa, con la Risposta 389 del 24 settembre u.s.

Nella Risposta l’Agenzia richiama l’esempio della Circolare 14, precisando che l’indicazione della data dell’ultima operazione è solo una delle opzioni e che è comunque possibile indicare convenzionalmente la data di fine mese (30 settembre 2019), rappresentativa del momento di esigibilità dell’imposta, fermo restando che la fattura potrà essere inviata allo SdI entro il 15 ottobre 2019″.

In conclusione la posizione dell’Amministrazione finanziaria è in ottica di semplificazione ed agevolazione dell’operatività; a fronte delle garanzie di tracciabilità offerte dal processo di fatturazione elettronica, se l’imposta viene versata correttamente con riferimento al periodo di effettuazione il contribuente può organizzare i propri processi senza incorrere in sanzioni. Si riepilogano infine in tabella le ultime indicazioni dell’Ade.

Esempio tempistiche emissione fattura elettronica.