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3 dicembre 2021

 

La conversione in legge del Decreto Fisco Lavoro collegato alla Manovra 2022 concederà qualche mese in più per l’adeguamento alla rinnovata disciplina della trasmissione telematica delle operazioni transfrontaliere.

Ieri, 2 dicembre, il Senato ha infatti rinnovato la fiducia al Governo approvando l’emendamento di conversione del DL n. 146 che, tra i vari temi trattati, sposta dal 1 gennaio al 1 luglio 2022 la scadenza prevista dall’ art. 1, comma 3-bis, primo periodo, del D.Lgs. 5 agosto 2015, n. 127.

 

Nello specifico si fa riferimento alla revisione del cosiddetto “esterometro”, già dettagliatamente illustrata su questo blog, che disegna uno scenario operativo con un unico canale e un unico tracciato per gestire diversi adempimenti fiscali:  fatture elettroniche nazionali, invio dati delle operazioni transfrontaliere, obblighi di integrazione degli aspetti IVA sugli acquisti dall’estero, nonché – opzionalmente – le integrazioni per il reverse charge nazionale.

Dopo la “rivoluzione” della fatturazione elettronica il suddetto nuovo scenario rappresenta, dunque, un nuovo elemento di semplificazione e standardizzazione nel dialogo tra contribuente ed Amministrazione Finanziaria, consentendo di portare  ulteriormente a valore gli investimenti tecnici sostenuti dagli operatori nazionali per dialogare con il SdI.

 

In attesa della pubblicazione in g.u. si ricorda che, anche se l’obbligo scatterà dal 1 luglio 2022, la nuova modalità di trasmissione è già applicabile. E’ sicuramente auspicabile per le aziende che si sono già attrezzate cogliere da subito l’opportunità di standardizzazione, inviando i dati transfrontalieri 2022 in modo omogeneo, sin dalla competenza di gennaio.

Con il Provvedimento AdE n.298662 del 3 novembre 2021, si aggiunge un nuovo capitolo, o meglio un’appendice, alla storia infinita del servizio di consultazione delle fatture elettroniche, di cui abbiamo già trattato più volte su questo Blog.

Anche se i termini per l’adesione a questo essenziale servizio – la cui finalità non è stata pienamente colta da diversi operatori economici – sono scaduti il 30 settembre scorso, l’Agenzia ha optato, apprezzabilmente, per concedere altri due mesi a fronte delle segnalazioni presentate da diversi operatori economici, associazioni di categoria e ordini professionali.

Di seguito ne ricordiamo le finalità e perché si consiglia di aderirvi senza esitazione.

Cos’è il servizio di consultazione delle fatture elettroniche?

Il servizio di consultazione è illustrato nel paragrafo 8-bis delle specifiche tecniche per la fatturazione elettronica, ossia il Provvedimento 30 aprile 2018.

L’adesione al servizio garantisce al contribuente la possibilità di (continuare a) consultare le proprie fatture elettroniche nell’Area Riservata del sito dell’Agenzia delle Entrate fino al 31 dicembre del secondo anno successivo a quello di ricezione da parte del SdI.  In assenza di adesione dopo 60 gg dalla ricezione i documenti non saranno più disponibili sul cassetto fiscale.

La necessità di autorizzazione esplicita è legata ai rilievi formulati a fine 2018 dal Garante per la Privacy: la memorizzazione di tutti i dati di una fattura (che possono fornire informazioni su abitudini di consumo dei cittadini italiani), è un trattamento sproporzionato rispetto alle finalità del SdI che sono il monitoraggio dell’evasione e la trasmissione del documento.

Occorre quindi un’esplicita autorizzazione, non è sufficiente quella per la conservazione delle fatture che ha scopi differenti.

Anche se la possibilità di aderire è attiva dal 1 luglio 2019 ed i termini per l’adesione sono stati più volte prorogati, purtroppo al 1 ottobre 2021 molti operatori si sono sopresi di non vedere più le fatture pregresse e l’Ade ha ricevuto numerose segnalazioni, motivo per cui è stato concesso un altro periodo per l’accettazione.

Perché aderire anche se si dispone di strumenti avanzati di gestione documentale delle fatture elettroniche?

Con riguardo all’opportunità o meno di aderire al suddetto servizio, è senz’altro il caso di procedere con l’adesione entro il 31 dicembre 2021 in quanto, oltre alla perdita di uno strumento di consultazione delle fatture, vi sarebbe un disallineamento tra quanto a disposizione del contribuente e quanto a disposizione dell’Amministrazione finanziaria.

Si ricorda infatti che i file delle fatture elettroniche verranno comunque memorizzati – con misure di sicurezza compliant alle indicazioni del Garante –  per un lungo periodo presso le infrastrutture sistemi di SOGEI. L’art.5 bis del D.Lgsl. 127/2015 prevede che i file XML rimangano a disposizione della Guardia di Finanza e dell’Agenzia delle Entrate per attività di controllo fino al 31  dicembre dell’ottavo  anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione di riferimento (oppure fino alla definizione  di  eventuali  giudizi).

Con il Provvedimento 293384 del 29 ottobre 2021, il Direttore dell’Agenzia delle Entrate pubblica una nuova versione delle specifiche tecniche per la fatturazione elettronica B2b e la trasmissione dei dati delle operazioni transfrontaliere: la 1.7.

Di che si tratta? Che impatto ha sui processi in essere?

Il Provvedimento citato è l’atteso, necessario, adeguamento alle disposizioni emanate il 30 dicembre scorso dalla Legge 178/2020 – Legge di Bilancio 2021 – in tema di “esterometro”.

La legge di Bilancio 2021

Come già illustrato da Siav in diversi articoli, la Legge di Bilancio 2021 ha modificato modi e tempi per la trasmissione dei dati relativi alle operazioni transfrontaliere, che attualmente prevedono l’utilizzo di un tracciato XML specifico per l’esterometro.

A partire dal primo gennaio 2022, le informazioni relative alle cessioni e prestazioni effettuate verso e da soggetti non stabiliti ai fini IVA in Italia (art. 1, comma 3-bis, primo periodo, del D.Lgs. 5 agosto 2015, n. 127) dovranno essere trasmesse al SdI esclusivamente utilizzando lo stesso tracciato XML già in uso per l’emissione delle fatture elettroniche italiane.

Le attuali tempistiche trimestrali in vigore per l’esterometro vengono sensibilmente ridotte:

  • nel caso di operazioni attive l’invio deve avvenire entro gli stessi termini per l’emissione delle fatture ossia dodici giorni dalla data di effettuazione dell’operazione per le fatture immediate ed il termine specifico stabilito dalle disposizioni per le fatture differite;
  • nel caso di operazioni passive la trasmissione va effettuata entro il quindicesimo giorno del mese successivo a quello di ricevimento del documento comprovante l’operazione o di effettuazione dell’operazione.

Il recepimento nelle specifiche tecniche

Fino al 29 ottobre u.s., riguardo le nuove disposizioni sopra illustrate, AdE aveva fornito alcune delucidazioni di natura operativa nella “Guida alla compilazione delle fatture elettroniche e dell’esterometro”; ora le delucidazioni sono state ampliate e riportate nella norma ufficiale che detta le specifiche tecniche della fatturazione XML, ossia il Provvedimento 30 aprile 2018, più volte aggiornato.

Nell’allegato A del rinnovato provvedimento è stato completamente modificato il paragrafo 3, di cui  riportiamo di seguito gli elementi fondamentali.

Per la trasmissione delle operazioni attive, in parallelo all’emissione della fattura destinata al Cliente estero, vi è l’obbligo di inviarne al SdI una versione nel formato XML, avendo cura di valorizzare l’elemento <CodiceDestinatario> con “XXXXXXX”. Sono escluse le operazioni documentate da bolletta doganale.

Evidenziamo che rispetto alla precedente formulazione delle specifiche per l’esterometro, è scomparso ogni riferimento all’obbligo di sottoscrizione nella trasmissione delle operazioni transfrontaliere; pertanto, come per la fatturazione elettronica B2B italiana, la firma del file XML è opzionale.

Per le operazioni passive, si ribadisce che il file deve essere predisposto in modo che superi i controlli effettuati dal SdI. In particolare dovrà essere adeguatamente valorizzato l’elemento  <CodiceDestinatario>, ai fini della corretta ricezione del file. Il succitato tag potrà, ad esempio, essere valorizzato con la stessa informazione che il cessionario/committente solitamente utilizza per ricevere le fatture elettroniche.

Il processo prevede dunque che il cessionario committente conferisca il file XML con i dati delle operazioni passive al SdI che, effettuati i controlli, lo rispedirà al cessionario committente stesso. Come per le operazioni attive è escluso quanto documentato da bolletta doganale.

A seconda del tipo di acquisto, è da utilizzarsi uno specifico tipo documento:

  • TD17: per gli acquisti di servizi;
  • TD18: per acquisti di beni intracomunitari;
  • TD19: per l’acquisto di beni ex. art. 17 c.2 d.p.r. 633/72;

I dati del fornitore estero dovranno essere riportati nella sezione <CedentePrestatore>, mentre i dati del Cessionario Committente che effettua l’ integrazione o emette l’ autofattura vanno riportati nella sezione <CessionarioCommittente>.

Gli estremi della fattura passiva di riferimento dovranno essere riportati nel blocco <DatiFattureCollegate>.

 

Standardizzazione e semplificazione nel dialogo con l’Amministrazione Finanziaria

Dopo la “rivoluzione copernicana” della fatturazione elettronica attraverso il SdI, le nuove disposizioni rappresentano un ulteriore elemento di semplificazione e standardizzazione nel dialogo tra contribuente ed Amministrazione Finanziaria.

Rammentiamo infatti che l’invio dei TD17, TD18 o TD19 svolge anche la funzione di assolvere agli adempimenti di integrazione delle fatture d’acquisto dall’estero previsti dal DPR 633/1972 e DDL 31/1993. Con analoga modalità è possibile gestire anche il reverse charge interno: per integrare le fatture d’acquisto di fornitori nazionali in regime di inversione contabile, è possibile (non obbligatorio) inviare al SdI una fattura XML di tipo TD16.

Con un unico tracciato XML è dunque possibile gestire le fatture nazionali, comunicare i dati delle fatture estere e adempiere agli obblighi di integrazione documentale degli acquisti. Gli investimenti tecnici sostenuti dagli operatori nazionali per dialogare con il SdI possono quindi essere ulteriormente portati a valore.

La scadenza per la messa in conservazione delle Fatture Elettroniche e dei documenti informatici di rilievo tributario relativi all’anno 2019 è stata prorogata di 3 mesi.

A seguito della pubblicazione n.70 del 22/03/2021 in Gazzetta Ufficiale del “Decreto Sostegni” è stata ufficializzata la proroga per la messa in conservazione digitale dei documenti informatici di rilievo tributario relativi all’anno 2019 (rif. Art. 5 comma 16).

La notizia era già stata parzialmente anticipata dal MEF (Ministero dell’Economia e delle Finanze) tramite un comunicato stampa del 13 marzo scorso.
La proroga – si legge nel comunicato – tiene conto del fatto che l’adempimento in oggetto costituisce una novità nel panorama delle scadenze tributarie, dato che l’obbligo di fatturazione elettronica B2B è stato introdotto come noto il 1° gennaio 2019.

Ricordiamo che secondo le disposizioni normative di cui al DMEF 17/06/2014, il processo di conservazione dei documenti elettronici deve concludersi entro 3 mesi dal termine di presentazione delle dichiarazioni annuale relative al periodo di imposta cui i documenti si riferiscono; in altre parole, dato che le dichiarazioni dei redditi del periodo di imposta 2019 andavano presentate entro il 10/12/2020, le fatture (attive e passive) del 2019 andavano portate in conservazione entro il 10 marzo 2021.
Le richieste di numerosi operatori, impegnati a far fronte a nuovi adempimenti legati alle misure straordinarie varate dal Governo in contrasto alla crisi economica da Covid-19, sono tuttavia state accolte e il MEF ha appunto prorogato la scadenza di 3 mesi con la formalizzazione della proroga nel “Decreto Sostegni”.

A cinque anni dal debutto della fattura elettronica verso la Pubblica Amministrazione, il Ministero dell’Economia e delle finanze interviene per disciplinare l’opzione del rifiuto.

Il 22 ottobre scorso è stato infatti pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Decreto 132 del 24 agosto, con cui il Ministero ha introdotto una serie di limitazioni per evitare rigetti impropri ed armonizzare (almeno in parte) la fatturazione elettronica PA con quella tra privati, in attuazione dell’art.15 bis del DL 119/2018.
Riepiloghiamo brevemente l’opzione del rifiuto così come attuata dal 31 marzo 2015 (avvio della fatturazione elettronica PA) per poi esplorare le novità introdotte dal Decreto 132.

L’opzione del rifiuto
La possibilità di rifiutare una fattura elettronica è una peculiarità offerta esclusivamente agli Enti pubblici, che consente ad una PA di esprimersi riguardo l’accettazione o meno del documento entro quindici giorni dalla ricezione. Rispetto al contesto B2B, dunque, il processo di fatturazione elettronica nella PA non si conclude con laricevuta di consegna; seppure in presenza di prova di trasmissione che, come ricordato anche dalla recente pronuncia di diritto n.17 dello scorso 30 ottobre prova l’emissione , il cedente/prestatore deve comunque attendere fino a 15 giorni per capire se il documento debba essere stornato ed occorra procedere ad una ri-emissione.

L’opzione del rifiuto ha generato parecchi dubbi e complessità di gestione per gli interlocutori della PA per tre motivazioni. In primo luogo si tratta di una specificità che non trova alcuna origine nella normativa IVA di cui al D.P.R. n.633 del 1972; in secondo luogo gli Enti finora non avevano ricevuto indicazioni su quando applicare il rifiuto e quando invece richiedere una nota di variazione (unico strumento disponibile nel contesto B2B per gestire correzioni delle fatture); infine, fino al Decreto sopra indicato, non vi era nemmeno l’obbligo di esplicitare una motivazione per rigettare una fattura.

A fronte di una mancanza di regolamentazione, in questi anni gli operatori economici hanno dovuto gestire diverse criticità. Si sono verificate situazioni di veri e propri “ping pong” di fatture trasmesse e rifiutate più volte senza riuscire ad addivenire ad un accordo, motivazioni limite quali “Gli uffici sono chiusi per ferie, non si accettano fatture” o ancora, in taluni casi, si è avuta l’impressione di un rifiuto utilizzato come stratagemma per posticipare le scadenze di un pagamento.

Novità – Le motivazioni ammesse
Il Decreto 132 interviene modificando le regole tecniche della fatturazione PA ossia il Decreto 55 del 2013, con effetto dal 6 novembre 2020.

In generale, la norma novellata vieta il rifiuto in tutti quei casi ove sia possibile correggere la fattura mediante lo strumento della nota di variazione di cui all’articolo 26 del D.P.R. n. 633 del 1972.

Gli unici casi ammessi sono i seguenti:
• fattura riferita ad operazione che non è stata posta in essere in favore del soggetto destinatario della trasmissione;
• omessa o errata indicazione del Codice identificativo di Gara (CIG) o del Codice unico di Progetto (CUP) quando obbligatorio;
• omessa o errata indicazione del codice di repertorio per dispositivi medici (rif. Decreto del Ministro della salute 21 dicembre 2009);
• omessa o errata indicazione del codice di Autorizzazione all’immissione in commercio (AIC) e del corrispondente quantitativo da riportare in fattura;
• omessa o errata indicazione del numero e data della determinazione dirigenziale d’impegno di spesa per le fatture emesse nei confronti delle Regioni e degli enti locali;

Molto importante evidenziare che d’ora in poi in caso di rifiuto l’Ente è obbligato ad inserire nella notifica di esito una delle suddette cause. Non è dunque più ammesso un rifiuto immotivato.

 

Considerazioni – massimizzare l’efficacia delle nuove regole
La fattura PA è stato il primo, fondamentale, step di uno percorso virtuoso di fatturazione elettronica standardizzata a livello di sistema paese, finora unico caso nell’Unione Europea. Tra gli obiettivi del legislatore nazionale vi è oltre alla trasparenza e monitoraggio della spesa pubblica, alla riduzione dell’evasione IVA, anche la volontà di dare propulsione alla digitalizzazione del Paese partendo dalla fattura.

La regolamentazione del rifiuto è sicuramente un passaggio necessario e coerente con i suddetti obiettivi.

Tuttavia non possiamo non osservare che, a fronte di chiare – apprezzatissime – indicazioni normative sulla gestione del rifiuto, al momento non vi sia stata una revisione tecnologica del processo a supporto. Attualmente dalla documentazione tecnica pubblicata nell’apposita sezione del sito Fattura PA:
non risultano nuovi controlli sulla compilazione della notifica rifiuto, nella quale, al momento, l’indicazione della motivazione rimane opzionale.

Potenzialmente potranno quindi verificarsi situazioni in cui l’Ente non inserisce una motivazione, ma può comunque rigettare il documento. In tal caso il cedente prestatore, in virtù della norma, potrà ritenersi in diritto di non stornare la fattura trasmessa, ma sarà comunque necessario attivare una gestione “extra-SDI” per un dialogo con l’Ente. Sarebbe sicuramente preferibile che la tecnologia supportasse in tal senso per semplificare il processo.

Auspichiamo quindi un prossimo aggiornamento dei controlli attuati dal SDI per evitare situazioni non compliant, così come è stato in occasione della revisione del tracciato XML attivo dal 1 ottobre.