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Con il Provvedimento del 29 aprile l’Agenzia delle entrate si prende un mese in più per attivare il servizio di consultazione delle fatture elettroniche: sarà possibile aderire al servizio dal 31 maggio anziché dal 3 maggio 2019.

L’Agenzia differisce anche la deadline per aderire al servizio, portandola dal 2 luglio al 2 settembre 2019.

Perché l’Agenzia delle entrate propone questo servizio?
Che cos’è il servizio di consultazione fatture elettroniche?

Come illustrato a fine dicembre su questo Blog, a fine 2018 il Garante Privacy aveva formulato i propri rilievi  sul processo di fatturazione elettronica, dichiarando il trattamento di dati effettuato attraverso il SdI sproporzionato rispetto alle due finalità dell’Agenzia:

1) monitoraggio dell’evasione fiscale,

2) trasmissione della fattura da emittente a destinatario.

Memorizzare i dati dell’intera fattura, che possono fornire informazioni su abitudini di consumo dei cittadini italiani, non è strettamente necessario, quindi il Garante aveva invitato AdE a rivedere il processo.

In conseguenza di ciò l’Agenzia ha modificato le regole tecniche che, ricordiamo, sono enunciate nel Provvedimento 30 aprile 2018: il SdI, a meno di esplicita autorizzazione, una volta svolta la funzione di “postino” delle fatture, non memorizzerà più l’intero file XML nel cassetto fiscale, ma solo alcune informazioni fiscalmente rilevanti, descritte nell’Allegato B del novellato provvedimento.

Il contribuente potrà sottoscrivere l’autorizzazione nell’Area Riservata del cassetto fiscale, aderendo al servizio di consultazione dal 31 maggio al 2 settembre.

In caso di mancata adesione, a partire dal 3 settembre il SdI cancellerà tutte le fatture elettroniche che risultino consegnate.

Importante esplicitare che non si tratta di conservazione ma della semplice possibilità di consultare le fatture nel cassetto fiscale sino al 31 dicembre del secondo anno successivo a quello di ricezione da parte del SdI (ad esempio per le fatture 2019 fino a dicembre 2020).

Il 18 aprile 2019 l’Agenzia delle entrate ha emanato l’atteso Provvedimento che garantisce alle Amministrazioni centrali di ottemperare alla Direttiva UE 2014/55.

È opportuna una veloce premessa per valutare l’importanza di quanto appena pubblicato.

La Direttiva Comunitaria 2014/55 ha stabilito che nell’ambito degli appalti pubblici i fornitori che lo desiderano possono emettere fatture elettroniche, purché conformi a “standard” comunitari e che le stazioni Appaltanti e gli Enti aggiudicatori degli Stati membri devono accettarle. I suddetti “standard” sono stati definiti dal CEN (European Commitee for Standardization) ed ufficializzati con la Decisione di esecuzione (UE) 2017/1870 della Commissione del 16 ottobre 2017 che riferisce il modello semantico, la lista di sintassi ammesse, le modalità di mappatura e gli altri prodotti commissionati agli Enti di standardizzazione europei.

Le disposizioni comunitarie devono essere peraltro armonizzate con le regole nazionali, che in Italia sono disciplinate dal Decreto ministeriale 3 aprile 2013, n. 55: la “fattura PA” veicolata dal Sistema di Interscambio.

Come si conciliano gli “standard” europei con la fattura PA?

Il Decreto legislativo 27 dicembre 2018, n. 148, recependo nell’ordinamento italiano la Direttiva, ha previsto che:

  • l’obbligo di accettazione per le amministrazioni centrali decorre dal 18 aprile 2019,
  • l’estensione dell’obbligo alle stazioni Appaltanti e agli Enti aggiudicatori subcentrali è fissata al 18 aprile 2020,
  • le fatture elettroniche devono rispettare specifiche cosiddette CIUS (Core Invoice Usage Specification) per il contesto nazionale italiano secondo regole tecniche e modalità applicative individuate dal Direttore dell’Agenzia delle Entrate.

Con il Provvedimento del 18 aprile 2019 il Direttore ha, dunque, provveduto alla definizione delle specifiche tecniche ed applicative.

Le regole, descritte nelle 71 pagine di allegato al Provvedimento, saranno oggetto di ulteriori approfondimenti in questo blog.

Ci preme evidenziare subito che, per gli Enti centrali destinatari delle fatture che i loro fornitori valutassero di inviare nei “formati” europei (ricordiamo che è una facoltà), non risulta esservi la necessità di particolari investimenti tecnologici oltre a quelli già sostenuti per gestire le Fatture PA.

Il SdI infatti, a fronte della ricezione della fattura, effettuate le debite verifiche, eseguirà un passaggio di traduzione dal formato originario al formato XML PA.

Il destinatario, dunque, riceverà il file ‘tradotto’, firmato digitalmente con certificato rilasciato dall’Agenzia delle Entrate, il report di conversione ed il file originario.

Il 18 aprile 2019 l’Agenzia delle entrate ha pubblicato il Provvedimento n. 99297 di modifica del Provvedimento n. 182017 del 28 ottobre 2016 che, fino a questo momento, aveva regolamentato il processo di memorizzazione e trasmissione dei dati dei corrispettivi elettronici da parte dei soggetti di cui all’articolo 22 del D.P.R. n. 633 del 1972.

Come anticipato in questo blog, il D.L. n. 119/2018, modificando il D.Lgs n. 127/2015 ha introdotto l’obbligo di invio telematico dei corrispettivi con le decorrenze di seguito indicate, trasformando quella che dal 1° ottobre 2017 era un’opzione in obbligo di legge:

  • 1° luglio 2019, soggetti con volumi di affare superiore ai 400.000 euro;
  • 1° gennaio 2020 restanti categorie.

Nella relazione al D.L., inoltre, si faceva riferimento alla possibilità di utilizzo di strumenti ulteriori rispetto ai registratori telematici, già regolamentati dal Prv. n. 182017/2016, per la memorizzazione e la trasmissione dei dati dei corrispettivi telematici all’Agenzia delle entrate.

Corrispettivi telematici: quali sono le novità del Prv. N. 99297?

Ebbene, in considerazione del mutato quadro normativo, il Prv. n. 99297 del 18 aprile 2019 modifica il provvedimento del 28 ottobre 2016 e aggiorna le specifiche tecniche alla versione 7.0. Di seguito i principali elementi di novità:

  • eliminazione dal Prv. n. 182017/2016 del paragrafo relativo all’opzione;
  • specificazione, mediante l’aggiunta al Prv. n. 182017/2016 del punto 1.11, della possibilità di memorizzazione e invio dei dati dei corrispettivi telematici mediante una procedura web messa gratuitamente a disposizione dei contribuenti nell’area riservata del sito web dell’Agenzia delle entrate e fruibile anche da dispositivi mobili.

Le specifiche tecniche ribadiscono, inoltre, che “Con successivi provvedimenti del Direttore dell’Agenzia delle entrate potranno essere definite le specifiche tecniche di ulteriori strumenti tecnologici di cui all’art. 2, comma 3, del D.Lgs. n. 127/2015 attraverso cui operare la memorizzazione elettronica e la trasmissione telematica di cui al comma 1, l’identificazione delle informazioni da trasmettere nonché il loro formato”.

I corrispettivi sono i ricavi conseguiti da alcune categorie di contribuenti esonerati dall’obbligo di pagamento dell’IVA (commercianti al minuto, albergatori, ristoratori, artigiani e simili). I corrispettivi vanno certificati attraverso l’emissione di due documenti fiscali: lo scontrino o la ricevuta (art. 1 D.P.R n. 696 del 21 dicembre 1996). Le operazioni da certificare mediante uno dei due documenti fiscali citati sono quelle previste dall’art. 22 del D.P.R. n. 633/1972, “Commercio al minuto e attività assimilate”. Per tali attività, l’articolo in questione specifica che si tratta di operazioni per le quali “L’emissione della fattura non è obbligatoria, se non è richiesta dal cliente non oltre il momento di effettuazione dell’operazione”.

Invio telematico dei corrispettivi elettronici: l’evoluzione normativa

L’invio on-line dei corrispettivi elettronici è stata un’opzione, a fronte di vantaggi fiscali, fino al D.L. n. 119 del 23 ottobre 2018.  In particolare, prima del D.L. n. 119/2018, il D.Lgs. n. 127/2015, stabiliva (art. 2, comma 1) la possibilità per i soggetti di cui all’art. 22 del D.P.R n. 633/1972 di optare, a decorrere dal 1° gennaio 2017, per la memorizzazione e la trasmissione telematica all’Agenzia delle entrate dei dati dei corrispettivi giornalieri. L’opzione, da esercitarsi entro il 31 dicembre dell’anno precedente a quello di invio telematico dei corrispettivi, era valida per 5 anni dall’esercizio stesso e, se non revocata, si estendeva di quinquennio in quinquennio. Il D.L. n. 119/2018 ha poi modificato la normativa sugli incentivi alla tracciabilità dei pagamenti di cui all’articolo 3 del D.Lgs. n. 127/2015.

Nello specifico il D.L., modificando, con l’articolo 17, l’articolo 2 del D.Lgs. n. 127/2015 ha introdotto l’obbligo di invio telematico dei corrispettivi dal 1° luglio 2019 per soggetti con volumi di affare superiore ai 400.000 euro e dal 1° gennaio 2020 per le restanti categorie, con possibilità di esclusioni dall’obbligo in ragione della tipologia di attività esercitata e del livello di connettività web della zona in cui si opera. Il D.L. rinvia a un D.M. del Ministero dell’economia e delle finanze l’individuazione delle condizioni di esclusione in ragione della tipologia di attività esercitata e a un altro decreto, che il Mef deve emanare di concerto con il Ministero dello sviluppo economico, l’esclusione dall’obbligo in ragione del livello di connettività web. Proprio in ragione dell’emanazione di un decreto delega finalizzato alla individuazione dei soggetti esclusi dall’obbligo, il Ministero dell’economia e delle finanze ha avviato una consultazione pubblica, attiva dal 12 aprile al 26 aprile, aperta alle associazioni di categoria degli operatori economici interessati. Le associazioni possono inviare osservazioni e proposte circa la casistica degli esoneri.

La trasmissione dei corrispettivi elettronici fa venire meno l’obbligo di tenuta del registro di cui all’articolo 24 del D.P.R. n. 633/1972.

Operativamente, la trasmissione e la memorizzazione dei corrispettivi telematici può avvenire o attraverso i cosiddetti registratori telematici (RT), già regolamentati dal Prv. di AdE n. 182017 del 28 ottobre 2016 o attraverso altri  strumenti che garantiscano, al pari dei registratori, la sicurezza e la inalterabilità dei dati (art. 2, comma 3 D.Lgs. n. 127/2015). Tali ulteriori strumenti saranno regolamentati da provvedimenti dell’Agenzia delle entrate di prossima emanazione. Nella relazione illustrativa al D.L. n. 119/2018 viene precisato, infatti, che l’Agenzia, in un arco temporale quantificabile in un anno, potrebbe disciplinare appositi strumenti aggiuntivi rispetto ai RT, analoghi a quelli pensati per la fatturazione elettronica, quali, ad esempio, una procedura web gratuita, fruibile anche da tablet o smartphone, POS evoluti in grado di trasmettere sia i dati dei corrispettivi che l’informazione dell’effettuazione del pagamento.

Il D.L. n. 119/2018 e la successiva Legge di bilancio 2019 hanno anche previsto, negli anni 2019-2020, il riconoscimento di un’agevolazione finanziaria per i soggetti obbligati, pari al 50% della spesa sostenuta per l’acquisto o l’adattamento degli attuali RT per un massimo di 250 euro in caso di acquisto e di 50 euro in caso di adattamento dello strumento. Tale contributo è concesso al soggetto sotto forma di credito di imposta di pari importo da utilizzare in compensazione.

Attualmente le regole operative per la trasmissione dei corrispettivi elettronici all’Agenzia delle entrate sono stabilite dal citato Prv. di AdE n. 182017 del 28 ottobre 2016, testo di riferimento già per quanti, dal 1° gennaio 2017, hanno aderito all’opzione. Il Provvedimento disciplinando, tra le altre cose, l’utilizzo dei registratori telematici, stabilisce che i corrispettivi devono essere trasmessi al sistema informativo dell’Agenzia delle entrate attraverso i registratori telematici i cui modelli siano stati approvati dall’Agenzia medesima. Il registratore, al momento della chiusura giornaliera genera un file xml, lo sigilla elettronicamente e lo trasmette telematicamente all’Agenzia delle entrate. Il processo di trasmissione si considera concluso quando AdE ha ricevuto il file XML. AdE attesta la ricezione del file con una notifica e, in caso di esito negativo dei controlli, le informazioni si considerano non trasmesse. In quest’ultimo caso, gli esercenti devono trasmettere il file corretto entro i cinque giorni successivi alla comunicazione di scarto.

L’invio dei corrispettivi elettronici: un recap

Dunque, allo stato attuale:

  • sono certe le decorrenze dell’obbligo secondo i volumi di affare: 1° luglio 2019 per soggetti con volumi di affare superiore ai 400.000 euro, 1° gennaio 2020 per le restanti categorie;
  • il Mef si è attivato per definire, con un decreto delega, le categorie di esclusione dall’obbligo in base alla tipologia di attività esercitata;
  • si attende un secondo decreto delega che definisca le categorie di esclusione sulla base della connettività web della zona in cui l’esercente opera;
  • si attendono i provvedimenti dell’Agenzia delle entrate che regolamentino gli strumenti che, oltre ai registratori telematici, già regolamentati dal Prv. di AdE n. 182017 del 28 ottobre 2016, possono consentire la memorizzazione e la trasmissione dei corrispettivi telematici all’Agenzia delle entrate.

A due mesi dall’avvio dell’obbligo di fatturazione elettronica, a fronte delle oltre duecento milioni di fatture elettroniche trasmesse dal SdI nel primo bimestre, permangono dubbi e incertezze sui tempi complessivi del processo di emissione.

Con il recente aggiornamento delle specifiche tecniche relative alla fatturazione B2B (versione 1.4 dell’ Allegato A al Provvedimento 30 aprile 2018) l’Agenzia fornisce indicazioni sui fattori che possono influire sulla durata complessiva dell’iter di emissione ed esplicita i tempi di consegna di fatture e ricevute per i canali SDICoop (webservice) e PEC.

Elementi che potrebbero allungare l’iter, oltre al fisiologico “bit rate” (velocità di trasmissione) che ciascun operatore è in grado di garantire sul proprio canale di ricezione (S-ftp o webservice), sono:

  • Eventuali ritardi del gestore PEC del destinatario nel recapito della notifica di avvenuta consegna;
  • Una temporanea indisponibilità del canale di ricezione.

Con la revisione delle specifiche tecniche, l’Agenzia ha illustrato in dettaglio le politiche di gestione di tali fattori per i canali PEC e webservice, dichiarando numero di tentativi e tempi massimi di trasmissione di fatture/ricevute.

emissione di una fattura b2b

Riepiloghiamo, dunque, gli step del processo e condividiamo alcune considerazioni sulla possibile durata del processo alla luce delle nuove precisazioni.

  • L’iter di emissione, rappresentato nello schema riportato di seguito, ha inizio con il conferimento a SDI della fattura (step 1).
emissione di una fattura b2b
  • Il SdI effettua, quindi, una serie di controlli formali sul file XML (step 2), ed in caso di anomalie invia una ricevuta di scarto al soggetto trasmittente (step 2A). La durata massima della fase di scarto, , stabilita in 5 giorni dal Provvedimento 30 aprile 2018 (rif. Paragrafo 2.4),va rivalutata alla luce delle nuove specifiche tecniche di invio delle ricevute. Nel caso di soggetto trasmittente che utilizza il canale webservice, potrebbero essere necessari sino a 3 giorni (caso estremo in cui il canale risulta disponibile solo al sesto tentativo), in aggiunta ai 5 giorni sopra indicati, per il recapito di una eventuale ricevuta di scarto. Se il canale è la PEC, nel worst case di ritardi tecnici del gestore di posta i tempi si potrebbero allungare fino a 40 ore.
  • Se il file fattura non presenta errori formali ed il SdI è in grado di individuare l’indirizzo telematico del destinatario il SdI trasmette la fattura al destinatario (step 3). I tempi di ricezione dipendono dalla disponibilità del canale. Nel caso di soggetto ricevente che utilizza il canale webservice, potrebbero volerci sino a 8 ore (caso estremo in cui il canale risulta disponibile solo al terzo tentativo) per la trasmissione. Se il canale è la PEC, nel worst case di ritardi tecnici del gestore di posta i tempi si potrebbero allungare fino a 40 ore.
  • Se l’inoltro va a buon fine, il Sdi invia una Ricevuta di Consegna al soggetto trasmittente (step 3A) tramite lo stesso canale sul quale è pervenuta la fattura. Il tempo per il recapito della ricevuta, come per il caso dello scarto, può essere influenzato da problemi tecnici sul canale: nel caso di soggetto trasmittente che utilizza il canale SdiCoop, potrebbero essere necessari sino a 3 giorni (caso estremo in cui il canale risulta disponibile solo al sesto tentativo); se il canale è la PEC nel worst case di ritardi tecnici del gestore di posta i tempi si potrebbero allungare fino a 40 ore.
  • Se l’inoltro della fattura non è stato possibile, perché l’indirizzo telematico non è noto (destinatario non registrato o indirizzo non esplicitato in fattura) oppure se, dopo i tentativi previsti, il relativo canale risulta ancora irraggiungibile, il processo si chiude con l’invio di una ricevuta di Mancata consegna (step 3B) in tempi tecnici che possono variare da pochi minuti sino a 3 giorni per il canale SdiCOOP e 40 ore per la PEC.

L’attestazione che la fattura è emessa si ha all’ottenimento di una ricevuta di consegna, oppure della ricevuta di impossibilità di recapito (rif. paragrafo 4.4 Provvedimento 30 aprile 2018).

Per disporre, dunque, di prova di emissione, ossia di una Ricevuta di Consegna oppure di Impossibilità di Recapito (rif. paragrafo 4.4 Provvedimento 30 aprile 2018), per un’azienda che trasmette le fatture tramite canale SdiCoop, potrebbero essere considerati fisiologici sia pochi minuti che una decina di giorni. Il caso peggiore parrebbe verificarsi qualora la trasmissione della fattura allo SDI avvenisse attraverso web services e il recapito della stessa verso il destinatario tramite PEC. Infatti, in questo caso, sarebbero necessari fino ad una decina di giorni complessivi per la conclusione del processo: 5 per i controlli formali da parte dello SDI (step 2), fino a 40 ore per il riscontro da parte del gestore PEC del destinatario (step 3) e fino a 3 giorni per la consegna della ricevuta al mittente da parte dello SDI attraverso il canale web services (step 3A).

Superato il tempo massimo previsto per la conclusione del processo sarà assolutamente necessario monitorare lo stato della fattura nel cassetto fiscale, come indicano le specifiche tecniche (paragrafo 1.5.7)  “Se dopo i tentativi previsti il relativo canale risulta ancora irraggiungibile, il processo si chiude e il cedente/prestatore potrà verificare lo stato della fattura attraverso le funzionalità di monitoraggio e di consultazione”.

Pubblicato il 5 marzo, in Gazzetta ufficiale, il Decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di proroga dell’esterometro al 30 aprile 2019.

La proroga, dapprima annunciata dal sottosegretario all’Economia, Massimo Bitonci, poi ufficializzata con nota del Ministero dell’economia e delle finanze, è approdata in Gazzetta ufficiale dopo la registrazione presso la Corte dei conti.

Come anticipato dal Mef, il D.P.C.M. proroga le scadenze, inizialmente previste per il 28 febbraio, per ultimo spesometro, esterometro e liquidazioni periodiche IVA come segue.

  • Proroga al 30 aprile dell’ultimo ultimo spesometro (art. 1, comma 1): la proroga è relativa alle comunicazioni del terzo e del quarto trimestre 2018 e, per coloro che hanno optato per la trasmissione semestrale, del secondo semestre 2018;
  • proroga al 30 aprile dell’esterometro (art. 1, comma 2): la proroga è relativa alle scadenza di invio di fine febbraio, con riferimento alle fatture estere di gennaio, e di fine marzo, con riferimento alle fatture estere di febbraio;
  • rinvio al 10 aprile del termine per la comunicazione delle liquidazioni periodiche IVA del quarto trimestre 2018 (art. 2).

Disponibile dal 26 febbraio scorso, nel sito dell’Agenzia delle entrate, la versione 1.4 delle specifiche tecniche (Allegato A al Provvedimento del 30 aprile 2018) relative alla fattura elettronica tra privati.

La nuova versione dell’Allegato, come ricapitolato nel documento contenente i motivi dell’aggiornamento pubblicato sempre dall’Agenzia delle entrate, riporta le seguenti novità:

  • specifica, per ciascun canale, dei motivi, non dipendenti dal SdI, che impattano sui tempi di consegna delle fatture e delle notifiche;
  • introduzione di una regola, a partire dal 4 aprile, per ottimizzare la trasmissione/ricezione attraverso il servizio SDIFTP;
  • indicazione dettagliata dei tempi e dei tentativi di consegna delle fatture al destinatario, per il servizio SDICOOP, e di trasmissione delle ricevute al mittente, per il servizio SDICOOP e per la PEC.

Il documento ripercorre tutti gli aggiornamenti all’Allegato A del Provvedimento del 30 aprile 2018.

La proroga per l’invio dei dati relativi alle fatture estere, annunciata il 13 febbraio scorso dal sottosegretario all’Economia, Massimo Bitonci, è arrivata. Il Decreto prevede anche la proroga per l’invio dell’ultimo spesometro e per la comunicazione delle liquidazioni periodiche IVA.

Come anticipato nella giornata di ieri in una nota ufficiale dal Ministero dell’economia e delle finanze, il D.P.C.M., che proroga la scadenza dell’ultimo spesometro e dell’esterometro, è arrivato alla firma e sarà pubblicato in Gazzetta Ufficiale dopo la registrazione preso la Corte dei Conti.

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Con la conversione in Legge (L. n. 12/2019) del D.L. n. 135/2018, l’articolo 9-bis ha esteso il divieto di emissione di fatture elettroniche per gli operatori sanitari anche ai soggetti che non sono tenuti all’invio dei dati al sistema tessera sanitaria (TS), con riferimento alle fatture relative alle prestazioni sanitarie effettuate nei confronti di persone fisiche. In nessun caso, dunque, limitatamente al periodo di imposta 2019, gli operatori sanitari devono emettere fatture elettroniche.

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Le nuove regole in tema di assolvimento dell’imposta di bollo sulle fatture elettroniche si inseriscono tra le novità che l’entrata in vigore dell’obbligo di fatturazione elettronica dal 1° gennaio 2019 ha portato con sé. Il Decreto del 28 dicembre 2018, firmato dal ministro dell’economia e delle finanze Giovanni Tria, riscrivendo l’articolo 6, comma 2 del D.Mef 17 giugno 2014, ha modificato tempi e modalità di assolvimento dell’imposta di bollo con riferimento alle fatture elettroniche. Nello specifico, il Decreto ha introdotto le seguenti novità:

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