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La scadenza per la messa in conservazione delle Fatture Elettroniche e dei documenti informatici di rilievo tributario relativi all’anno 2019 è stata prorogata di 3 mesi.

A seguito della pubblicazione n.70 del 22/03/2021 in Gazzetta Ufficiale del “Decreto Sostegni” è stata ufficializzata la proroga per la messa in conservazione digitale dei documenti informatici di rilievo tributario relativi all’anno 2019 (rif. Art. 5 comma 16).

La notizia era già stata parzialmente anticipata dal MEF (Ministero dell’Economia e delle Finanze) tramite un comunicato stampa del 13 marzo scorso.
La proroga – si legge nel comunicato – tiene conto del fatto che l’adempimento in oggetto costituisce una novità nel panorama delle scadenze tributarie, dato che l’obbligo di fatturazione elettronica B2B è stato introdotto come noto il 1° gennaio 2019.

Ricordiamo che secondo le disposizioni normative di cui al DMEF 17/06/2014, il processo di conservazione dei documenti elettronici deve concludersi entro 3 mesi dal termine di presentazione delle dichiarazioni annuale relative al periodo di imposta cui i documenti si riferiscono; in altre parole, dato che le dichiarazioni dei redditi del periodo di imposta 2019 andavano presentate entro il 10/12/2020, le fatture (attive e passive) del 2019 andavano portate in conservazione entro il 10 marzo 2021.
Le richieste di numerosi operatori, impegnati a far fronte a nuovi adempimenti legati alle misure straordinarie varate dal Governo in contrasto alla crisi economica da Covid-19, sono tuttavia state accolte e il MEF ha appunto prorogato la scadenza di 3 mesi con la formalizzazione della proroga nel “Decreto Sostegni”.

A cinque anni dal debutto della fattura elettronica verso la Pubblica Amministrazione, il Ministero dell’Economia e delle finanze interviene per disciplinare l’opzione del rifiuto.

Il 22 ottobre scorso è stato infatti pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Decreto 132 del 24 agosto, con cui il Ministero ha introdotto una serie di limitazioni per evitare rigetti impropri ed armonizzare (almeno in parte) la fatturazione elettronica PA con quella tra privati, in attuazione dell’art.15 bis del DL 119/2018.
Riepiloghiamo brevemente l’opzione del rifiuto così come attuata dal 31 marzo 2015 (avvio della fatturazione elettronica PA) per poi esplorare le novità introdotte dal Decreto 132.

L’opzione del rifiuto
La possibilità di rifiutare una fattura elettronica è una peculiarità offerta esclusivamente agli Enti pubblici, che consente ad una PA di esprimersi riguardo l’accettazione o meno del documento entro quindici giorni dalla ricezione. Rispetto al contesto B2B, dunque, il processo di fatturazione elettronica nella PA non si conclude con laricevuta di consegna; seppure in presenza di prova di trasmissione che, come ricordato anche dalla recente pronuncia di diritto n.17 dello scorso 30 ottobre prova l’emissione , il cedente/prestatore deve comunque attendere fino a 15 giorni per capire se il documento debba essere stornato ed occorra procedere ad una ri-emissione.

L’opzione del rifiuto ha generato parecchi dubbi e complessità di gestione per gli interlocutori della PA per tre motivazioni. In primo luogo si tratta di una specificità che non trova alcuna origine nella normativa IVA di cui al D.P.R. n.633 del 1972; in secondo luogo gli Enti finora non avevano ricevuto indicazioni su quando applicare il rifiuto e quando invece richiedere una nota di variazione (unico strumento disponibile nel contesto B2B per gestire correzioni delle fatture); infine, fino al Decreto sopra indicato, non vi era nemmeno l’obbligo di esplicitare una motivazione per rigettare una fattura.

A fronte di una mancanza di regolamentazione, in questi anni gli operatori economici hanno dovuto gestire diverse criticità. Si sono verificate situazioni di veri e propri “ping pong” di fatture trasmesse e rifiutate più volte senza riuscire ad addivenire ad un accordo, motivazioni limite quali “Gli uffici sono chiusi per ferie, non si accettano fatture” o ancora, in taluni casi, si è avuta l’impressione di un rifiuto utilizzato come stratagemma per posticipare le scadenze di un pagamento.

Novità – Le motivazioni ammesse
Il Decreto 132 interviene modificando le regole tecniche della fatturazione PA ossia il Decreto 55 del 2013, con effetto dal 6 novembre 2020.

In generale, la norma novellata vieta il rifiuto in tutti quei casi ove sia possibile correggere la fattura mediante lo strumento della nota di variazione di cui all’articolo 26 del D.P.R. n. 633 del 1972.

Gli unici casi ammessi sono i seguenti:
• fattura riferita ad operazione che non è stata posta in essere in favore del soggetto destinatario della trasmissione;
• omessa o errata indicazione del Codice identificativo di Gara (CIG) o del Codice unico di Progetto (CUP) quando obbligatorio;
• omessa o errata indicazione del codice di repertorio per dispositivi medici (rif. Decreto del Ministro della salute 21 dicembre 2009);
• omessa o errata indicazione del codice di Autorizzazione all’immissione in commercio (AIC) e del corrispondente quantitativo da riportare in fattura;
• omessa o errata indicazione del numero e data della determinazione dirigenziale d’impegno di spesa per le fatture emesse nei confronti delle Regioni e degli enti locali;

Molto importante evidenziare che d’ora in poi in caso di rifiuto l’Ente è obbligato ad inserire nella notifica di esito una delle suddette cause. Non è dunque più ammesso un rifiuto immotivato.

 

Considerazioni – massimizzare l’efficacia delle nuove regole
La fattura PA è stato il primo, fondamentale, step di uno percorso virtuoso di fatturazione elettronica standardizzata a livello di sistema paese, finora unico caso nell’Unione Europea. Tra gli obiettivi del legislatore nazionale vi è oltre alla trasparenza e monitoraggio della spesa pubblica, alla riduzione dell’evasione IVA, anche la volontà di dare propulsione alla digitalizzazione del Paese partendo dalla fattura.

La regolamentazione del rifiuto è sicuramente un passaggio necessario e coerente con i suddetti obiettivi.

Tuttavia non possiamo non osservare che, a fronte di chiare – apprezzatissime – indicazioni normative sulla gestione del rifiuto, al momento non vi sia stata una revisione tecnologica del processo a supporto. Attualmente dalla documentazione tecnica pubblicata nell’apposita sezione del sito Fattura PA:
non risultano nuovi controlli sulla compilazione della notifica rifiuto, nella quale, al momento, l’indicazione della motivazione rimane opzionale.

Potenzialmente potranno quindi verificarsi situazioni in cui l’Ente non inserisce una motivazione, ma può comunque rigettare il documento. In tal caso il cedente prestatore, in virtù della norma, potrà ritenersi in diritto di non stornare la fattura trasmessa, ma sarà comunque necessario attivare una gestione “extra-SDI” per un dialogo con l’Ente. Sarebbe sicuramente preferibile che la tecnologia supportasse in tal senso per semplificare il processo.

Auspichiamo quindi un prossimo aggiornamento dei controlli attuati dal SDI per evitare situazioni non compliant, così come è stato in occasione della revisione del tracciato XML attivo dal 1 ottobre.

Conferme e alcune novità per fatture e corrispettivi elettronici dopo la conversione con Legge n. 157/2019 del D.L. n. 124/2019 (decreto fiscale 2020), in Gazzetta ufficiale il 24 dicembre 2019. Gli articoli che riteniamo di maggiore interesse per gli argomenti fatture e corrispettivi sono i seguenti:

Art. 14 – Utilizzo dei file delle fatture elettroniche

Art. 15 – Fatturazione elettronica e sistema tessera sanitaria

Art. 16 – Semplificazioni fiscali

Art. 17 – Imposta di bollo sulle fatture elettroniche

Art. 19 – Esenzione fiscale dei premi della lotteria nazionale degli scontrini ed istituzione di premi speciali per il cashless

Art. 20 Lotteria degli scontrini

Analizziamo di seguito gli argomenti collegati con gli articoli elencati.

Fatture a disposizione dell’Agenzia delle entrate e della Guardia di finanza per otto anni

In concomitanza con l’approvazione del D.L n. 124 alla Camera, abbiamo chiarito in questo blog che, indipendentemente dall’adesione dei contribuenti al servizio di consultazione dell’Agenzia delle entrate, i file delle fatture resteranno a disposizione della Guardia di finanza e dell’Agenzia fino all’ottavo anno successivo a quello della presentazione della dichiarazione di riferimento o comunque fino alla conclusione di eventuali controversie. Ciò vuol dire che:

  • in caso di adesione al servizio, il contribuente potrà consultare nella propria area riservata l’intero file della fattura sino al 31 dicembre del secondo anno successivo a quello di ricezione [del file] da parte del SdI;
  • in caso di mancata adesione, il contribuente potrà consultare unicamente i dati fattura fino al 31 dicembre dell’ottavo anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione di riferimento.

In entrambi i casi, come sopra indicato, a seguito della modifica al D.Lgs. n. 127/2015 disposta dal D.L. n. 124/2019, i file delle fatture resteranno a disposizione della Guardia di finanza e dell’Agenzia delle entrate per finalità di controllo e analisi del rischio (Agenzia delle entrate e Guardia di finanza), per finalità di polizia economica e finanziaria (Guardia di finanza).

In considerazione di quanto sopra esposto e di altri elementi di riflessione su cui ci eravamo soffermati nell’aggiornamento sopra richiamato di questo blog, torniamo a suggerire di aderire al servizio di consultazione dell’Agenzia delle entrate anche per evitare un ulteriore disallineamento tra i dati a disposizione del contribuente e i dati a disposizione dell’Amministrazione finanziaria.

 Effetti per gli operatori sanitari

L’articolo 15 del D.L. n. 124/2019, modificando il D.L. n. 119/2018, estende all’intero periodo di imposta 2020 il divieto di emissione di fatture elettroniche per tutti gli operatori sanitari. In questo blog avevamo ripercorso tutte le tappe che avevano portato progressivamente dall’esonero al divieto di emissione di fatture elettroniche per operatori sanitari, anche per coloro che non sono tenuti all’invio dei dati al Sistema tessera sanitaria (Sistema TS).

Il citato articolo 15, inoltre, modificando il D.Lgs. n. 127/2015 ha stabilito che, a decorrere dal 1° luglio 2020, i soggetti tenuti all’invio dei dati al Sistema tessera sanitaria, adempiono a tale obbligo esclusivamente attraverso l’invio dei corrispettivi giornalieri al Sistema TS, utilizzando strumenti tecnologici che garantiscono l’inalterabilità e la sicurezza dei dati: i registratori telematici. L’obiettivo della norma è razionalizzare l’invio da parte dei soggetti obbligati e l’analisi da parte dell’Agenzia delle entrate dei flussi informativi relativi ai dati che alimentano la dichiarazione precompilata.

Liquidazioni IVA precompilate

Come già previsto dal D.L. n. 119/2018, il decreto fiscale 2020 stabilisce che, a partire dalle operazioni IVA decorrenti dal 1° luglio 2020, l’Agenzia delle entrate, in via sperimentale, sulla base dei dati desunti dalle fatture elettroniche, dalle comunicazioni relative alle operazioni transfrontaliere, dai corrispettivi elettronici, mette a disposizione dei soggetti passivi IVA residenti e stabiliti nel territorio italiano le bozze dei registri IVA (vendite e acquisti) e le comunicazioni delle liquidazioni periodiche IVA. Dal 2021 l’Agenzia delle entrate predisporrà anche la bozza della dichiarazione annuale IVA.

Più tempo per l’invio dei dati relativi alle operazioni transfrontaliere

Con la conversione in Legge del decreto fiscale 2020, cambia la periodicità delle comunicazioni dei dati relativi alle operazioni transfrontaliere che da mensile diventa trimestrale, per citare il decreto: entro la fine del mese successivo al trimestre di riferimento. Questa novità comporta la scadenza al 31 gennaio 2020 per le operazioni relative al periodo novembre-dicembre 2019: non essendo stata stabilita una decorrenza specifica, infatti, la Legge n.157/2019 ha effetto sugli obblighi non ancora scaduti alla data di entrata in vigore della Legge medesima, 25 dicembre 2019.

Imposta di bollo sulle fatture elettroniche

In questo blog avevamo già dato conto delle nuove modalità per l’assolvimento dell’imposta di bollo conseguenti all’introduzione dell’obbligo generalizzato di fatturazione elettronica.

Oltre a tali modalità, si ricorda che il D.L. n. 34/2019 (cosiddetto decreto crescita) in sede di conversione con Legge n. 58/2019 aveva stabilito che, in caso di assenza della esplicita indicazione dell’assolvimento dell’imposta in fattura, l’Agenzia delle entrate integra le fatture con procedure automatizzate e che, in caso di dati insufficienti, restano valide le disposizioni ordinarie di assolvimento dell’imposta e di recupero del tributo ai sensi del D.P.R. n. 642/1972.

Il decreto fiscale 2020, intervenendo sull’art. 12-novies dal D.L. n. 34/2019, stabilisce, inoltre, che in caso di omesso, ritardato o insufficiente versamento dell’imposta, scatta una procedura definita dal decreto stesso: l’Agenzia comunica al contribuente, con modalità telematiche, l’ammontare dell’imposta, la sanzione amministrativa ridotta ad un terzo rispetto alla misura previgente e gli interessi, quantificati fino all’ultimo giorno del mese antecedente a quello della elaborazione della comunicazione. In caso di mancato o insufficiente pagamento entro trenta giorni dal ricevimento della comunicazione, gli importi non versati saranno iscritti a ruolo. Tali disposizioni si applicano per le fatture trasmesse dal 1° gennaio 2020.

Con la conversione in Legge, il decreto fiscale 2020 ha inoltre previsto che, nel caso in cui gli importi dovuti non superino il limite annuo di 1.000 euro, l’obbligo di versamento dell’imposta sulle fatture elettroniche può essere assolto con due versamenti semestrali, entro il 16 giugno e il 16 dicembre di ciascun anno.

Lotteria nazionale degli scontrini

Proseguono le iniziative volte ad incentivare l’utilizzo dei mezzi di pagamento tracciabili anche attraverso la lotteria nazionale degli scontrini. Come indicato in un precedente articolo, già la Legge n. 58/2019 di conversione del D.L. n. 34/2019 aveva disposto, modificando il comma  542 della Legge di bilancio 2017, un innalzamento delle probabilità di vincita dei premi in palio dal 20 al 100% a fronte di transazioni effettuate con carta di debito e di credito. Il decreto fiscale 2020, intervenendo nuovamente sul comma 542 della Legge di bilancio 2017, stabilisce premi speciali da attribuire, mediante estrazioni aggiuntive a quelle ordinarie, per i soggetti che effettueranno pagamenti attraverso strumenti tracciabili. Premi previsti anche per gli esercenti che memorizzano e trasmettono i dati dei corrispettivi secondo quanto previsto dalla normativa vigente. I premi saranno esentasse. La regolamentazione avverrà con provvedimento del direttore dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli d’intesa con l’Agenzia delle entrate.

Inoltre, in sede di conversione in Legge, il D.L. fiscale 2020, rinvia al 1° luglio 2020 la decorrenza per la lotteria e sostituisce il codice fiscale con il codice lotteria, da definirsi mediante provvedimento del direttore dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli d’intesa con l’Agenzia delle entrate, elimina le sanzioni per gli esercenti che si rifiutassero di acquisire tale codice sostituendole con la possibilità per il contribuente di segnalare la circostanza nella sezione dedicata del portale “Lotteria” dell’Agenzia delle entrate: tali segnalazioni saranno a disposizione dell’Agenzia delle entrate e della Guardia di finanza nelle attività di analisi del rischio di evasione. Nella prima versione del decreto, era prevista una sanzione dai 100 ai 500 euro per i commercianti che si fossero rifiutati di comunicare i dati del cliente all’Agenzia.

L’Agenzia delle entrate con Prv. n. 739122/2019 ha stabilito le regole tecniche affinché i registratori telematici e la procedura web messa a disposizione siano in grado di trasmettere i dati memorizzati delle singole operazioni commerciali necessari alla partecipazione alla lotteria da parte del cliente che ne facesse esplicita richiesta.

Monitoreremo, su questo blog, gli eventuali aggiornamenti relativi agli argomenti in esame.

Il 6 dicembre scorso la Ragioneria generale dello Stato ha pubblicato la versione 4.2 delle Regole tecniche per l’emissione e la trasmissione degli ordini elettronici tramite il Nodo di smistamento ordini (NSO), al fine di correggere errori e fornire integrazioni su alcuni aspetti.

Proseguendo gli approfondimenti proposti in questo blog sull’argomento, concentriamo l’attenzione su due punti che sono stati oggetto, tra gli altri, di chiarimento da parte della Ragioneria:

  • istruzioni sull’indicazione degli indirizzi
  • istruzioni per l’integrazione tra ordine e fattura elettronica

ISTRUZIONI SULL’INDICAZIONE DEGLI INDIRIZZI

Come anticipato in un precedente articolo, diversamente da quanto accade per il processo di fatturazione elettronica, il processo di gestione degli ordini elettronici attraverso NSO non prevede alcuna registrazione del canale telematico prescelto (codice destinatario o indirizzo PEC) per la ricezione degli ordini. La versione 4.2 delle Regole tecniche chiarisce ulteriormente questo punto, dedicando il paragrafo 5.7 Indirizzi dei clienti e dei fornitori alla descrizione della composizione degli indirizzi di clienti e fornitori, sia che siano attestati su NSO sia che siano attestati su una terza parte, nel caso specifico il riferimento è alla rete PEPPOL. La premessa, valida in entrambi i casi, è che, affinché i messaggi siano recapitati correttamente, è necessario che l’indirizzo elettronico del destinatario presente sulla busta di spedizione sia corretto, non essendo prevista la registrazione dell’indirizzo telematico prescelto. È necessario, pertanto, che chi emette l’ordine conosca l’indirizzo di recapito e lo riporti correttamente sulla busta di spedizione.

In generale, la struttura di un indirizzo è la seguente:

<type of identifier>:<actual identifier>

Il type of identifier (tipo di identificatore) è un codice di quattro caratteri che permette di individuare il dominio di identificazione del mittente e del destinatario dell’ordine. Il type of identifier NSO è NSO0, il type of identifier di indirizzi rilasciati da una terza parte è un codice, sempre a quattro caratteri, ma diverso da NSO0 e contenuto in una apposita code list. La code list viene alimentata con i type of identifier che le terze parti, nel caso in esame PEPPOL, devono dichiarare di utilizzare, nel rispettivo dominio di identificazione, in fase di accreditamento.

L’ actual identifier (identificativo effettivo) è un codice specifico che dipende dal dominio di identificazione e dal tipo di soggetto, pubblico o privato.

Pertanto:

se il dominio di identificazione è NSO, l’actual identifier

  • per le amministrazioni pubbliche è il codice IPA a sei caratteri;
  • per i soggetti privati è il codice di otto caratteri rilasciato da SdI a seguito del processo di accreditamento dei canali Sftp o web service oppure l’indirizzo PEC

se il dominio di identificazione è una terza parte, l’actual identifier sarà

  • un codice specifico non conosciuto da NSO
  • un codice rilasciato da un soggetto che identifica la terza parte, ad esempio un intermediario PEPPOL.

Affinché NSO possa fungere da postino e recapitare il messaggio al destinatario svolgendo anche la funzione di trasmissione oltre alle funzioni di identificazione e validazione, è necessario che conosca almeno il type of identifier del destinatario, in maniera tale che sappia se può provvedere a recapitare l’ordine o se, invece, l’ordine debba essere recapitato dalla rete PEPPOL.

Qualora non dovesse conoscere il dominio su cui è attestato il ricevente, NSO procederà alla sola validazione del messaggio.

Tirando le somme di quanto detto, le possibilità per la composizione degli indirizzi dei clienti e dei fornitori sono quelle di seguito esemplificate.

Indirizzi dei clienti

<NSO0>:<codice IPA> se il dominio di identificazione è NSO e il cliente è una PA.

<0201>:<codice IPA> se il dominio di identificazione è PEPPOL e il cliente è un PA. 0201 è il type of identifier per le PA attestate su rete PEPPOL.

Indirizzi dei fornitori

<NSO0>:<codice a 8 caratteri> se il dominio di identificazione è NSO e il canale attivato per comunicare con NSO è un canale Sftp o webservice;

<NSO0>:<@pec> se il dominio di identificazione è NSO e la comunicazione con NSO avviene attraverso il canale PEC;

<type identifier da code list>:<identificativo attribuito dalla rete PEPPOL> se il dominio di identificazione è la rete PEPPOL. In questo caso, se il fornitore ha identificativo fiscale italiano, i codici utilizzati da PEPPOL sono <9906> e <9907> come di seguito indicato:

  • <9906>:<partita IVA>
  • <9907>:<codice fiscale>

Nel caso in cui il fornitore fosse la PA o un gestore di servizi pubblici, l’indirizzo può assumere una delle forme descritte per gli indirizzi dei clienti.

Poiché, come specificato dalle Regole tecniche, non è possibile pubblicare gli indirizzi dei fornitori senza preventiva autorizzazione, fino a quando tali indirizzi non saranno resi disponibili nella pagina web di riferimento del NSO, ciascun cliente dovrà chiedere ai rispettivi fornitori di comunicargli l’indirizzo elettronico per inviare l’Ordine.

ISTRUZIONI PER L’INTEGRAZIONE TRA ORDINE E FATTURA ELETTRONICA

Come già illustrato in questo blog, il D.M. attuativo dell’obbligo di gestione elettronica degli ordini ha stabilito che le fatture indirizzate alla PA devono riportare obbligatoriamente gli estremi del documento di acquisto.

I dati da riportare in fattura sono i dati della tripletta di identificazione: identificativo del soggetto emittente, identificativo del documento assegnato dall’emittente e data dal documento.

Le modalità per riportare la tripletta di identificazione cambiano nel caso di:

  • fattura emessa nel formato FatturaPA
  • fattura emessa nello standard europeo EN 16931-1:2017, in formato UBL 2.1 o CII.

Della Fattura PA si è già detto in questo blog, per quel che riguarda la fattura secondo lo standard europeo, la versione 4.2 delle Regole tecniche descrive le modalità di compilazione della tripletta nel paragrafo 8.1.2 Dati da riportare nella fattura europea con indicazioni specifiche a seconda dell’utilizzo di una delle due sintassi previste, UBL 2.1 e CII.

Sia per la FatturaPA che per la fattura nello standard europeo EN 16931-1:2017 le Regole tecniche indicano come procedere nel caso in cui la fattura non fosse emessa a seguito di un ordine o quando fosse emessa a seguito di un processo di ordinazione tradizionale.

Con riferimento specifico alla FatturaPA, già nella versione 4.1.1 delle Regole tecniche la Ragioneria aveva chiarito quanto segue.

Se la fattura è emessa a seguito di un processo di ordinazione tradizionale, non gestito cioè tramite NSO, al fine di dare maggiore evidenza a tale circostanza è possibile valorizzare i campi interessati come segue:

2.1.2.2 <IdDocumento> con identificativo dell’ordine tradizionale

2.1.2.3 <Data> con la data dell’ordine tradizionale

2.1.2.5 <CodiceCommessaConvenzione> con il testo #NO#

Se la fattura non è emessa a seguito di un ordine, è sufficiente non valorizzare i campi <IdDocumento>, <Data>, <CodiceCommessaConvezione>.

Analoghe istruzioni ma con indicazioni specifiche per la fattura nello standard EN 16931-1:2017 sono contenute nella versione 4.2 delle Regole tecniche nel citato paragrafo 8.1.2 Dati da riportare nella fattura europea.

Restiamo in attesa delle Linee guida per ulteriori approfondimenti operativi sul processo.

Con nuovo provvedimento l’Agenzia ha ulteriormente posticipato, portandoli al 29 febbraio 2020, i termini per l’adesione al servizio di consultazione, inizialmente previsto per il 31 ottobre e già prorogato al 20 dicembre. Lo slittamento si è reso necessario per recepire le disposizioni del decreto fiscale (art.14 dl 124/2019).

https://www.agenziaentrate.gov.it/portale/cs-17-dicembre-2019

Cosa accadrà dopo il termine per l’adesione alle fatture elettroniche transitate attraverso il SdI?

Come già illustrato su questo blog, se un’azienda non ha aderito al servizio di consultazione dell’AdE non troverà più nel proprio cassetto fiscale le fatture che risultino emesse o ricevute.

Cos’è il servizio di consultazione delle fatture elettroniche?

Si tratta della possibilità di (continuare a) consultare le proprie fatture elettroniche nell’Area Riservata del sito dell’Agenzia delle Entrate fino al 31 dicembre del secondo anno successivo a quello di ricezione da parte del SdI.

Non è, dunque, il servizio di conservazione digitale.

Perché è necessario aderire esplicitamente?

La necessità di autorizzazione esplicita è legata ai rilievi formulati dal Garante per la Privacy che ha valutato il trattamento di dati effettuato attraverso il SdI sproporzionato rispetto alle due finalità: monitoraggio dell’evasione e trasmissione della fattura. Memorizzare i dati dell’intera fattura, che possono fornire informazioni su abitudini di consumo dei cittadini italiani, non è strettamente necessario, quindi occorre una esplicita autorizzazione. 

Secondo le specifiche tecniche dell’Ade (https://bit.ly/2q1V44m) se non si aderisce al servizio di consultazione, svolta la funzione di “postino”, il SdI non memorizzerà più l’intero file XML nel cassetto fiscale, ma solo alcune informazioni fiscalmente rilevanti, quelle descritte nell’Allegato B delle citate specifiche tecniche.

È possibile aderire al servizio anche dopo il 31 ottobre 2019, ma in tal caso saranno visibili al contribuente solo le fatture emesse/ricevute dal giorno successivo a quello di adesione.

Aderire o non aderire?

In tabella abbiamo sintetizzato alcune considerazioni che ci portano a suggerire di aderire.

Nello specifico, si tenga presente che:

• i controlli incrociati saranno sempre effettuati anche se l’AdE dovesse eliminare il file completo

• la base dati sulla quale potranno essere effettuare le verifiche di cui al DM del 4 agosto 2016 è comunque ampia (sostanzialmente manca soltanto la descrizione del bene/servizio oggetto di fatturazione) e rimane a disposizione per oltre 8 anni

• il cassetto fiscale non è uno strumento gestionale delle fatture elettroniche ma fornisce comunque la possibilità di recuperarle all’occorrenza.

Non si sottovaluti, inoltre, la posizione dell’Amministrazione che nelle FAQ (https://bit.ly/2Jx7VCC) dichiara che l’adesione al servizio di consultazione consente di “rendere i rapporti con l’Amministrazione finanziaria più trasparenti e collaborativi”.

A queste considerazioni, aggiungiamo una ulteriore riflessione legata al “decreto fiscale 2020”. Se l’articolo 14 del DL n.124 pubblicato il 26 ottobre scorso verrà convertito senza modificazioni, non rimarranno più dubbi: i file delle fatture elettroniche acquisiti dal SdI verranno comunque memorizzati fino all’ottavo anno successivo e saranno disponibili per i controlli della Guarda di Finanza e dell’Agenzia delle Entrate, a prescindere dall’adesione da parte del contribuente al servizio di consultazione.

In buona sostanza, non aderire comporterebbe la perdita di uno strumento di consultazione delle fatture e un disallineamento tra le fatture a disposizione del contribuente e le informazioni in possesso dell’Amministrazione finanziaria.

Quali sono i tempi tecnici per trasmettere una fattura elettronica al SdI senza incorrere nelle sanzioni di cui all’art.6 del D.Lgs. 471/1997? Con la Risposta 389/2019 ad un’istanza in materia di datazione delle fatture riepilogative, l’Agenzia delle entrate fa luce sugli ultimi dubbi relativi al suddetto, delicatissimo, tema.

Ripercorriamo brevemente i punti focali della questione ed il relativo quadro normativo.

La norma primaria

Il “peccato originale” sulle tempistiche di fatturazione risiede proprio nella definizione di “emissione” contenuta nella norma primaria in materia di IVA, il D.P.R. 633/1972: da articolo 21 l’emissione della fattura coincide con la trasmissione del documento, a prescindere dal contesto cartaceo o elettronico, ed è obbligatorio riportare in fattura la data di emissione.

Applicando pedissequamente il dettato normativo, dunque, la data di trasmissione (alias emissione) dovrebbe essere la data riportata nel documento. Il vincolo rileva sia per la fattura immediata (emissione entro le ore 24 della giornata di effettuazione dell’operazione) che per la differita (emissione entro il giorno 15 del mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione, se comprovata da idoneo documento fiscale).

Tale “storica” disposizione, però, è sempre stata difficilmente conciliabile con le prassi gestionali in uso presso le aziende; in particolare, per la fatturazione differita, nei primi giorni del mese si riepilogano le operazioni relative al mese precedente, con datazione fattura a fine mese di competenza. Così facendo, l’IVA viene versata correttamente con riferimento al periodo di effettuazione e non vi è danno per l’erario.

Se nel contesto analogico non vi era evidenza ufficiale della discrepanza tra data fattura e data emissione/trasmissione e, quindi, la suddetta prassi era diffusa, la fatturazione elettronica attraverso il SdI ha comportato, invece, una manifesta tracciatura e la necessità di affrontare il disallineamento rispetto al D.P.R. IVA.  

Sul tema, l’Agenzia aveva espresso le sue prime considerazioni già nel luglio del 2018 con la Circolare 13/E. Nella Circolare, preso atto dei tempi tecnici del processo di emissione di una fattura XML (creazione file, eventuale firma, invio a SdI, gestione eventuale scarto etc..), l’AdE aveva dichiarato ammissibile un “minimo ritardo” nella trasmissione, durante una fase “prima applicazione delle nuove disposizioni”, di durata imprecisata.

Successivamente, ad ottobre 2018, col Decreto Legge n.119/2018, il legislatore, oltre a quantificare in nove mesi la moratoria delle sanzioni conseguenti ad  emissione tardiva, è intervenuto all’origine modificando l’art.21 del D.P.R. IVA: dieci giorni (poi divenuti dodici) per emettere le fatture immediate, con obbligo di esplicitare in fattura anche la data di operazione per avvalersi di tale facoltà.

La modifica, che agisce sia sulla fattura cartacea che su quella elettronica, ha lasciato però immutata la coincidenza tra emissione-trasmissione, quindi la criticità operativa di dover inviare il documento il giorno stesso della compilazione, con un nuovo aspetto da gestire: dove inserire il nuovo campo “Data operazione” in fattura? È necessaria una modifica al tracciato XML? Si lascia discrezionalità agli operatori?

Gli ultimi aggiornamenti del quadro normativo

Fino al 30 settembre 2019 la moratoria sopra citata, richiamata dalla rassicurante FAQ 31 dell’Agenzia delle Entrate (https://bit.ly/2o1atAP), ha consentito alle imprese di adattarsi progressivamente al nuovo processo di fatturazione elettronica, senza ulteriori aggravi legati a tempistiche, di fatto istantanee, di trasmissione.

Per quanto concerne il comportamento che i soggetti passivi di imposta devono adottare dal 1 ottobre 2019, possiamo fare riferimento a due recenti interventi dell’Ade.

Il primo è la Circolare 14/e di fine giugno u.s. che fornisce indicazioni pragmatiche sulla fattura immediata: è lapalissiano che la data di trasmissione, dunque emissione, è certificata dal SdI, pertanto in fattura elettronica è sufficiente la data operazione e e i 12 giorni previsti dal modificato art. 21 del D.P.R.  sull’IVA sono per la trasmissione e non vi è necessità di riportare doppie date nel file XML.

Per quanto concerne le fatture differite, invece, la Circolare 14/2019 non si è espressa con la stessa concretezza mostrata per la fattura immediata; la Circolare dà indicazione di riportare in fattura riepilogativa la data dell’ultima operazione e non l’ultimo giorno del mese. Come caso esemplificativo l’Agenzia dichiara, infatti, che a fronte di tre DDT datati 2, 10 e 28 settembre 2019, la fattura andrebbe datata 28 settembre 2019, con facoltà di trasmissione entro il 15 ottobre 2019. Non è contemplata la possibilità di indicare la data convenzionale del 30 settembre 2019.

Tale comportamento è inapplicabile per i sistemi gestionali più diffusi, in quanto a rischio di mancata sequenzialità tra la numerazione e la data delle fatture.

L’Agenzia, successivamente, in sede incontri con le associazioni di categoria ha rivisto la posizione relativa alle fatture differite, ammettendo la possibilità di indicare anche la data di fine mese, considerando che non vi sono impatti sulla liquidazione iva, che rimane di competenza del mese di effettuazione dell’operazione.

Si attendevano, dunque, indicazioni ufficiali che sono arrivate pochi giorni fa, con la Risposta 389 del 24 settembre u.s.

Nella Risposta l’Agenzia richiama l’esempio della Circolare 14, precisando che l’indicazione della data dell’ultima operazione è solo una delle opzioni e che è comunque possibile indicare convenzionalmente la data di fine mese (30 settembre 2019), rappresentativa del momento di esigibilità dell’imposta, fermo restando che la fattura potrà essere inviata allo SdI entro il 15 ottobre 2019″.

In conclusione la posizione dell’Amministrazione finanziaria è in ottica di semplificazione ed agevolazione dell’operatività; a fronte delle garanzie di tracciabilità offerte dal processo di fatturazione elettronica, se l’imposta viene versata correttamente con riferimento al periodo di effettuazione il contribuente può organizzare i propri processi senza incorrere in sanzioni. Si riepilogano infine in tabella le ultime indicazioni dell’Ade.

Esempio tempistiche emissione fattura elettronica.

Come già anticipato in alcuni articoli pubblicati su questo blog, il prossimo 1° ottobre tutti gli ordini di acquisto degli Enti del Servizio sanitario nazionale dovranno essere trasmessi in formato elettronico attraverso una piattaforma centrale, il Nodo smistamento ordini (NSO).

Questo obbligo verrà successivamente esteso a tutte le Pubbliche Amministrazioni, come stabilito dalla Legge di bilancio 2018.

Dopo aver fornito una panoramica sull’argomento e sui documenti e processi di ordinazione, affrontiamo in questo articolo altri aspetti importanti:

  • canali di trasmissione;
  • tracciabilità di un ordine;
  • fatturazione di un ordine.

Nota bene. Nel seguito dell’articolo con il termine “ordini” si intendono sia gli ordini veri e propri, sia le relative risposte inviate dai clienti e dai fornitori.

Canali di trasmissione

L’invio e la ricezione degli ordini tramite NSO può avvenire attraverso modalità di comunicazione analoghe a quelle già utilizzate per le fatture elettroniche attraverso il Sistema di interscambio (SdI).

Le modalità utilizzate per inviare e per ricevere gli ordini sono tra loro indipendenti e lo stesso soggetto può utilizzarne più di una. I canali supportati sono descritti nel seguito.

Posta Elettronica Certificata

Il documento va trasmesso, tramite PEC, all’indirizzo nso@pec.sogei.it, il quale provvede a recapitarlo al destinatario dopo averlo validato.

Per utilizzare questo canale non occorre alcuna richiesta di accreditamento.

Cooperazione applicativa su Internet (“servizio SdiCoop”)

NSO si avvale dell’infrastruttura del Sistema di Interscambio (SdI) che mette a disposizione dei servizi esposti tramite webservices.

Chi ha già stipulato l’accordo di servizio per l’invio e la ricezione delle fatture elettroniche, può utilizzarlo anche per i documenti scambiati tramite NSO.

Trasmissione massiva di dati tramite protocollo FTP (“servizio SdIFtp”)

Il servizio è in corso di rifacimento per cui è temporaneamente sospeso.

Infrastruttura di rete PEPPOL (Pan-European Public Procurement On-Line)

Il Pan-European Public Procurement On-Line (PEPPOL) è un progetto promosso dalla Commissione Europea per avere un’infrastruttura e delle specifiche tecniche che facilitino le procedure di e-Procurement. L’infrastruttura PEPPOL è rappresentabile come una rete di nodi (Access Point) che gestiscono lo smistamento e l’inoltro dei messaggi dal cliente al fornitore e viceversa.

Per utilizzare questo canale, occorre sottoscrivere un accordo di servizio con un Access Point.

Portale Web (solo per le Pubbliche Amministrazioni)

Le Pubbliche Amministrazioni potranno utilizzare un Portale Web per creare degli ordini, trasmetterli e ricevere le relative risposte.

Per maggiori dettagli, si può fare riferimento alle Regole tecniche del Nodo smistamento degli ordini.

Schema riassuntivo delle modalità di comunicazione con NSO

Quando è necessario accreditarsi?

Poiché NSO, per l’invio e la ricezione dei documenti, si avvale dell’infrastruttura del Sistema di Interscambio (SdI) è possibile:

A differenza delle fatture elettroniche, non sarà però possibile registrare preventivamente l’indirizzo telematico (codice destinatario o indirizzo PEC) per la ricezione di tutti gli ordini: per questo motivo risulta importante comunicare il proprio indirizzo telematico ai clienti e ai fornitori con cui si andrà ad interagire.

Tracciabilità di un ordine

Ogni documento trasmesso tramite NSO può essere univocamente identificato in due modi:

  • tramite l’Identificativo di Trasmissione (IdT), assegnato da NSO in fase di trasmissione;
  • tramite la Tripletta di identificazione, formata da tre elementi riportati obbligatoriamente nel documento:
    • identificativo del soggetto emittente (ad esempio il codice IPA dell’Amministrazione Pubblica che ha emesso l’ordine);
    • data dell’ordine;
    • numero dell’ordine.

La Tripletta di identificazione deve essere utilizzata ogni qualvolta occorra fare riferimento ad un determinato documento, come ad esempio nelle fatture elettroniche o nelle revoche di ordini già emessi.

Tutti gli ordini validi saranno ricercabili sulla Piattaforma dei crediti commerciali (PCC), previo accreditamento, sia tramite la Tripletta di identificazione sia tramite l’Identificativo di Trasmissione.

Fatturazione di un ordine verso Enti del Servizio sanitario nazionale

L’articolo 3 del D. Mef 7 dicembre 2018 prescrive che nelle fatture elettroniche indirizzate alle Pubbliche Amministrazioni debbano essere riportati gli estremi dei documenti attestanti l’ordinazione e l’esecuzione degli acquisti dei beni e servizi tra gli enti del Servizio sanitario nazionale, nonché i soggetti che effettuano acquisti per conto dei predetti enti, e i loro fornitori di beni e servizi.

Se la fattura è stata emessa nel formato FatturaPA, formato attualmente in uso per le fatture elettroniche in Italia, la Tripletta di identificazione dell’ordine va indicata nel seguente modo:

  • nel campo 2.1.2.2 <IdDocumento> va riportato l’identificativo del documento a cui la fattura fa riferimento;
  • nel campo 2.1.2.3 <Data> va riportata la data di emissione del documento;
  • nel campo 2.1.2.5 <CodiceCommessaConvenzione> dello schema della FatturaPA va riportato l’identificativo del soggetto (EndpointID) che ha emesso il documento preceduto e seguito dal carattere “#” senza interposizione di spazi.

Se la fattura non è emessa a fronte di un ordine o di un altro documento, è sufficiente riportare il seguente testo nel campo 2.1.2.2 <IdDocumento> dello schema della FatturaPA: “#NO#”.

Esempio di fattura emessa a fronte dell’ordine 66685 del 15/07/2019, per il cliente con cod. IPA 123456

Infine si precisa che saranno fornite apposite istruzioni per gestire la compilazione dei dati dell’ordinazione anche per il caso di emissione fattura elettronica secondo lo standard europeo EN 16931-1:2017del quale si è parlato in un precedente articolo su questo Blog.

La recente Legge n. 58/2019 di conversione del D.L. n. 34/2019 ha introdotto alcune novità in vista dell’obbligo generalizzato di invio telematico dei dati dei corrispettivi all’Agenzia delle entrate. Dopo aver dato conto dei principali aspetti, si fornisce, di seguito, un breve approfondimento sulla lotteria nazionale dei corrispettivi e sulle novità che la Legge ha introdotto anche in questo ambito.

Introdotta con Legge di bilancio 2017 (Legge n. 232/2016, art. 1, commi 540-544), la lotteria nazionale dei corrispettivi è riservata ai soli contribuenti maggiorenni, residenti nel territorio dello Stato, che effettuano acquisti di beni o servizi fuori dall’esercizio di attività di impresa, arte o professione, presso esercenti che trasmettono telematicamente i corrispettivi. L’introduzione della lotteria sul modello di esperienze analoghe in Europa, si pensi al Portogallo, rappresenta una misura di contrasto all’evasione fiscale che consente, a chi sceglie di aderire, di partecipare all’estrazione di premi in denaro. Affinché i cittadini aventi diritto possano partecipare (la partecipazione è una facoltà, non un obbligo), è necessario che comunichino, al momento dell’acquisto, il proprio codice fiscale all’esercente. Il D.L. n. 119/2018, modificando la Legge di bilancio 2017, ha demandato l’attuazione della lotteria a un provvedimento del direttore dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli d’intesa con l’Agenzia delle entrate, con particolare riferimento alla disciplina delle modalità tecniche relative alle operazioni di estrazione, all’entità e al numero dei premi messi a disposizione, nonché ad ogni altra disposizione necessaria per l’attuazione della lotteria medesima. Ha rinviato, inoltre, la decorrenza per l’attuazione al 1° gennaio 2020.

Di recente, la Legge n. 58/2019 con il comma 2 dell’articolo 12-quinquies, che ha modificato il comma 542 dell’articolo 1 della Legge n. 232/2016, ha disposto un innalzamento dalla probabilità di vincita dei premi, se le transazioni sono effettuate attraverso strumenti che consentano il pagamento con carta di debito e di credito. In particolare, la percentuale di aumento delle probabilità di vincita è elevata dal 20 al 100%.

Nell’ambito degli approfondimenti forniti in questi blog sull’obbligo di invio telematico dei dati dei corrispettivi all’Agenzia delle entrate, si forniscono di seguito delle considerazioni sull’adozione di RT, server RT e misuratori fiscali adattati a server RT.

Si tratta di strumenti, regolamentati dalla normativa, costituiti da una componente hardware e software atti a registrare, memorizzare, elaborare, sigillare e inviare telematicamente i dati dei corrispettivi all’Agenzia delle entrate. I RT devono essere previsti per ciascun punto cassa. Nel caso di esercizi commerciali dotati di più punti cassa (almeno 3), è possibile utilizzare un unico server RT, in luogo dei singoli RT. In tal caso, il server RT, locale o centralizzato in casa madre, fungerà da RT per tutti i punti cassa del punto vendita, inviando all’Agenzia delle entrate i dati dei corrispettivi di ciascun punto cassa, come file xml distinti. Nel caso di esercizi commerciali che hanno più punti vendita, è comunque necessario prevedere un server RT per ciascun punto vendita, non è possibile cioè utilizzare un unico server RT per più punti vendita.

Dunque: un RT per ciascun punto cassa, un server RT per ciascun punto vendita che funge da RT per tutti i punti cassa (almeno 3) del punto vendita, più server RT, uno per ciascun punto vendita, nel caso di esercizi commerciali strutturati in più punti vendita. La scelta di utilizzare il server RT rispetto ai RT richiede la certificazione annuale del bilancio di esercizio e un processo di controllo interno conforme alle prescrizioni richieste sia con riguardo ai processi amministrativi contabili sia con riguardo ai processi informatici coinvolti nella memorizzazione e trasmissione.

Anche i registratori di cassa possono essere utilizzati come RT purché siano adattati per consentire la memorizzazione e trasmissione dei dati dei corrispettivi all’Agenzia delle entrate, come previsto dal Prv. dell’Agenzia delle entrate n. 182017/2016.

Tale Prv. stabilisce che tutti i modelli degli strumenti elencati (RT, server RT, registratori di cassa adattati) devono essere approvati con provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate, su parere della Commissione per l’approvazione degli apparecchi misuratori fiscali di cui all’articolo 5 del D.M. 23 marzo 1983, organo competente a valutare la conformità degli stessi alle prescrizioni stabilite proprio dal Provvedimento 28 ottobre 2016 e dalle allegate specifiche tecniche.

L’elenco dei modelli, distinti tra RT, server RT e misuratori adattati, è disponibile nel sito dell’Agenzia delle entrate.