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Il 7 maggio 2020 è entrata in vigore la nuova versione dello standard UNI SInCRO, norma UNI 11386:2020 “Supporto all’interoperabilità nella conservazione e recupero degli oggetti digitali (SInCRO)”, norma tecnica che specifica le caratteristiche del cosiddetto file di chiusura dei pacchetti di conservazione.

Prescindendo in questa sede da una analisi tecnica della norma e delle novità rispetto alla prima versione, ciò che interessa qui evidenziare è il valore dello standard, la sua progressiva evoluzione da standard di riferimento per le procedure di migrazione tra sistemi di conservazione diversi a norma pienamente inserita nel contesto legislativo nazionale, secondo un processo graduale che coinvolge i DPCM 3 dicembre 2013 sulla conservazione e 13 novembre 2014 attualmente in vigore, linee guida e circolari di chiarimento prodotte negli anni da AgID, quindi le emanande “Linee guida sulla formazione, gestione e conservazione dei documenti informatici” ai sensi dell’art. 71 del CAD, le implicazioni circa l’obbligo di rispetto della norma tecnica in relazione alla emanazione di tali “Linee guida”.

Lo standard e la sua applicazione

Come ampiamente illustrato da Giovanni Michetti in un saggio di qualche anno fa (cfr. G. Michetti, Lo standard UNI SInCRO: un supporto alla conservazione digitale, <<Archivi e Computer>>, 2011, pp. 40-53), la norma, alla sua seconda versione, è stata pubblicata per la prima volta nel 2010 a cura dell’Ente nazionale italiano di unificazione (UNI), in seno alla Commissione tecnica Documentazione e informazione (CT14), sottocommissione Archivi e gestione documentale (SC11), con l’obiettivo di costituire, nel processo di conservazione digitale a lungo termine, un elemento a supporto dell’interoperabilità di dati e sistemi.  La nascita del SInCRO, infatti, avviene su sollecitazione di operatori del settore con il sostegno dell’allora DigitPA al fine di perfezionare le indicazioni sulla conservazione contenute nell’abrogata Deliberazione CNIPA del 19 febbraio 2004 riportante “Regole tecniche per la riproduzione e conservazione di documenti su supporto ottico idoneo a garantire la conformità dei documenti agli originali […]”. La Deliberazione CNIPA, pur rappresentando nel panorama legislativo italiano un tassello importante nella normazione dell’intero processo di gestione e conservazione di documenti digitali, non affrontava tutti i nodi della conservazione limitandosi a proporre strategie mirate alla conservazione sostitutiva, alla conservazione cioè di documenti analogici e informatici su qualsiasi supporto informatico, concentrandosi sugli aspetti legati alle procedure e alle responsabilità degli attori coinvolti ma non sulla interoperabilità di dati e sistemi. In particolare ci si rese conto che la struttura dell’indice dei pacchetti di archiviazione era diversa tra i vari conservatori a discapito proprio della interoperabilità: per la Deliberazione, infatti, era sufficiente che si riportasse su di un file, in qualsiasi formato scelto a discrezione del conservatore, l’impronta dei documenti oggetto di conservazione.

In generale, la mancanza di interoperabilità rappresenta un limite sia rispetto all’evoluzione dei sistemi (i documenti devono poter sopravvivere ai sistemi e agli strumenti attraverso i quali sono prodotti) sia rispetto all’accesso (i documenti devono poter essere accessibili nel tempo, sia come fonte di diritti sia come fonte di studio e ricerca). Dunque, pur con i limiti accennati, la Deliberazione CNIPA risulta alla base delle scelte modellistiche del SInCRO.

Lungi dall’essere una norma di descrizione archivistica degli oggetti sottoposti a conservazione, il SInCRo definisce l’insieme dei dati, la loro semantica e la loro struttura, a supporto della conservazione dei file, intendendo il file come elemento logico e materiale di formazione di un documento o di aggregazione di più documenti. Come è noto, la norma definisce gli elementi dell’Indice di Conservazione (IdC), nella nuova versione Preservation index (PIndex), ovvero del file associato a ciascun Volume di conservazione (VdC), nella nuova versione dello standard Preservation volume (Pvolume), necessari per descrivere sommariamente i file contenuti nel PIndex. Tali informazioni devono essere strutturate secondo lo Schema xml previsto dalla norma medesima.

Il DPCM 3 dicembre 2013 sulla conservazione, attualmente in vigore, pur non introducendo in maniera incontrovertibile il rispetto del SInCRO, individua nell’allegato 3, la norma UNI 11386:2010 come uno degli standard consigliati per la conservazione dei documenti informatici riportando poi, nell’allegato 4, la struttura del pacchetto di archiviazione basato sullo standard UNI 11386:2010 ma ad esso non perfettamente sovrapponibile. La presenza nel DPCM di un riferimento al SInCRO come standard consigliabile e al contempo di una struttura del pacchetto di archiviazione che ha come riferimento il SInCRO ma che al SInCRO non è perfettamente sovrapponibile, basti pensare soltanto alla traduzione in lingua italiana delle etichette dello Schema xml del SInCRO, ha generato un’aporia tra le due strutture di dati con conseguente difficoltà nella interoperabilità e incertezza da parte dei conservatori circa l’osservanza del DPCM o della norma tecnica.

In alcuni documenti successivi al DPCM del 2013 (Circolare AgID n. 65 del 10 aprile 2014; Linee Guida per la conservazione dei documenti informatici, dicembre 2015; Lista di riscontro, 14 aprile 2017) seppure con forza normativa inferiore al DPCM medesimo, AgID ha cercato di indirizzare, in special modo i conservatori accreditati, verso il rispetto della norma tecnica più che della struttura del pacchetto di archiviazione presente nel DPCM.

E adesso? Vecchia o nuova versione del SInCRO?

Come detto in apertura, il 7 maggio, senza soluzione di continuità con la versione 2010, è entrata in vigore la versione 2020 del SInCRO. Uno dei primi interrogativi per coloro che si occupano a vario titolo di conservazione è relativo alla versione dello standard da utilizzare: la versione del 2010 espressamente citata nel DPCM oppure la versione 2020 non presente nella normativa nazionale.

In generale essendo l’adozione delle norme tecniche facoltativa, l’entrata in vigore della norma UNI 11386:2020 indica innanzitutto che tale norma è valida per l’Ente di normazione. Il passaggio successivo a questa riflessione di carattere generale coincide con il fatto che la norma tecnica, con esplicito riferimento alla versione 2010, è richiamata dalla normativa nazionale (allegato 3 del DPCM) tuttora in vigore.

Ma allora, attualmente, norma UNI 11386:2010 o norma UNI 11386:2020?  Il dilemma sarà definitivamente risolto con l’entrata in vigore delle Linee guida sulla formazione, gestione e conservazione dei documenti informatici” ai sensi dell’art. 71 dal CAD che, se confermano quanto presente nelle bozze rese pubbliche, stabiliscono che L’interoperabilità tra i sistemi di conservazione dei soggetti che svolgono attività di conservazione è garantita dall’applicazione delle specifiche tecniche del pacchetto di archiviazione definite dalla norma UNI 11386 -Standard SInCRO – Supporto all’Interoperabilità nella Conservazione e nel Recupero degli Oggetti digitali. Come anticipato in un precedente articolo in questo blog, le “Linee guidaabrogheranno, tra gli altri, anche il DPCM del 2013 sulla conservazione. Esse, facendo riferimento allo standard SInCRO e non ad una specifica versione, consentiranno da un lato di superare la difformità tra lo Schema xml dell’allegato 4 del DPCM del 2013 e lo Schema xml del SInCRO a vantaggio di quest’ultimo, dall’altro obbligheranno tutti i conservatori ad adeguarsi, entro i 180 giorni previsti dalle “Linee guida” medesime, all’ultima versione del SInCRO, quella cioè più aggiornata. I conservatori dovranno essere in grado di gestire entrambe le versioni senza necessità di riversare gli indici prodotti con la versione 2010 secondo la versione 2020.

Fino ad allora, come chiarito di recente anche da ANORC, i conservatori accreditati che erogano il servizio di conservazione dovranno continuare a riferirsi alla versione 2010 del SInCRO perché esplicitamente citata nella legislazione nazionale, i soggetti che fanno conservazione in house possono scegliere di adeguarsi al nuovo SInCRO.

Pur nella consapevolezza della incertezza dovuta a un quadro normativo non ancor arrivato a compimento e sempre in naturale continua evoluzione sulle tematiche connesse con la gestione dei documenti informatici e delle loro relazioni, l’emanazione di una norma tecnica, che cerca di migliorare e superare alcuni aspetti legati alla conservazione delle memorie digitali, è da inquadrarsi in un contesto nazionale, per la verità sempre più sovranazionale, all’interno del quale i dati, i documenti e le loro relazioni rappresentano dei valori da conservare e preservare nel tempo, non come patrimonio di soggetti singoli ma come bene comune da rendere disponibile e fruibile. È necessario dunque che parole ed espressioni come interoperabilità, condivisione, collaborazione, riuso, best practice, al di là delle implicazioni tecniche e tecnologiche, costituiscano il paradigma di riferimento all’interno di un quadro valoriale che faccia della comunicazione in ambiente digitale l’obiettivo da perseguire a garanzia dei diritti di tutti.

Nelle ultime settimane, l’AgID ha pubblicato, in consultazione pubblica, alcune Linee guida nel rispetto di quanto stabilito dall’articolo 71 del Codice dell’Amministrazione digitale. In particolare, l’attività dell’AgID si è concentrata sulla elaborazione e successiva pubblicazione in consultazione dei seguenti documenti:

  • Linee guida sulla formazione, gestione e conservazione dei documenti informatici
  • Regole Tecniche per la sottoscrizione elettronica di documenti ai sensi dell’art. 20 del CAD
  • Linee Guida per la stesura del piano di cessazione del servizio di conservazione dei documenti digitali.

La consultazione pubblica per le Linee guida sulla formazione, gestione e conservazione dei documenti informatici si è chiusa il 16 novembre 2019, quella per la sottoscrizione elettronica di documenti e per la stesura del piano di cessazione si chiuderà il 20 dicembre 2019.

Lo strumento delle Linee guida, in luogo delle Regole tecniche, è stato introdotto con l’art. 63 del D.Lgs. n. 127/2017 che ha modificato, tra gli altri, l’art. 71 del Codice dell’Amministrazione digitale. L’obiettivo della modifica all’art. 71, ovvero individuare uno strumento di regolazione più flessibile rispetto alle regole tecniche previste dall’originario D.Lgs. n. 82/2005, risponde a quanto stabilito dalla Legge di delega al Governo in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche (L. n. 124/2015) che all’articolo 1, comma 1, lettera m) elenca, tra i principi e i criteri direttivi delle modifiche al CAD,  quello di semplificare le modalità di adozione delle regole tecniche e assicurare la neutralità tecnologica delle disposizioni del CAD, semplificando allo stesso tempo il CAD medesimo in modo che contenga esclusivamente principi di carattere generale. A tal proposito, il Consiglio di Stato nel parere sullo schema di decreto legislativo correttivo del CAD, Consiglio di Stato, Commissione speciale, 10 ottobre 2017, n. 2122, osserva che l’introduzione delle Linee guida appare in linea con il principio di neutralità tecnologica enunciato della Legge di delega e, in assenza di specifici rilievi da parte dell’Amministrazione circa la natura delle Linee guida, attribuisce ad esse una valenza erga omnes e un carattere di vincolatività.

La procedura di emanazione delle Linee guida risulta estremamente semplificata rispetto alla procedura originariamente prevista per le Regole tecniche. Le Linee guida sono emanate da AgID previa consultazione pubblica, sentite le amministrazioni competenti e il Garante per la protezione dei dati personali, acquisito il parere della Conferenza unificata. Esse divengono efficaci dopo la pubblicazione nel sito internet istituzionale dell’AgID.

LINEE GUIDA SULLA FORMAZIONE, GESTIONE E CONSERVAZIONE DEI DOCUMENTI INFORMATICI

Le Linee guida sulla formazione, gestione e conservazione dei documenti informatici, attese da tempo, sono state elaborate con il duplice obiettivo di aggiornare le regole tecniche in materia di formazione, protocollazione, gestione e conservazione dei documenti informatici e di riunificare in un corpus normativo unico le regole tecniche e le circolari in materia attualmente in vigore.

In particolare, a partire dalla data della loro applicazione, centottantesimo giorno successivo alla loro entrata in vigore, le Linee guida abrogheranno totalmente o parzialmente regole tecniche e circolari come di seguito indicato:

abrogazioni

Rispetto a tali abrogazioni, si può osservare quanto segue:

Osservazioni mobile

Da notare che del D.P.C.M. 3 dicembre 2013, Regole tecniche per il protocollo informatico, restano in vigore gli articoli emanati sulla base del Testo unico in materia di documentazione amministrativa, D.P.R. n. 445/2000.

La metodologia seguita, finalizzata ad ottenere un unicum normativo, si basa su un approccio olistico volto a rappresentare le interdipendenze tra le fasi della gestione documentale:

  • formazione del documento
  • gestione
  • conservazione.

La struttura del documento, base normativa più sei allegati, risponde alla dichiarata necessità di avere linee guida flessibili, che siano cioè facilmente adattabili ai cambiamenti tecnologici. I sei allegati sono relativi ai seguenti ambiti:

  • Allegato 1 – Glossario dei termini e degli acronimi
  • Allegato 2 – Formati di file e riversamento
  • Allegato 3 – Certificazione di processo
  • Allegato 4 – Standard e specifiche tecniche
  • Allegato 5 – I metadati
  • Allegato 6 – Comunicazioni tra AOO di Documenti Amministrativi Protocollati.

Come recentemente dichiarato dall’AgID, il 4 novembre scorso le Linee guida sono state notificate all’Unione europea secondo quanto previsto dalla Direttiva (UE) 2015/1535 del Parlamento europeo e del Consiglio del 9 settembre 2015. La procedura di notifica dovrebbe concludersi il 5 febbraio 2020.

REGOLE TECNICHE PER LA SOTTOSCRIZIONE ELETTRONICA DI DOCUMENTI AI SENSI DELL’ART. 20 DEL CAD

Come stabilito dall’art. 20 comma 1-bis del CAD, il documento informatico soddisfa il requisito della forma scritta e ha l’efficacia prevista dall’articolo 2702 del c.c. […] previa identificazione informatica del suo autore attraverso un processo avente i requisiti fissati dall’AgID ai sensi dell’articolo 71 con modalità tali da garantire sicurezza, integrità, e immodificabilità del documento e, in maniera manifesta e inequivoca, la sua riconducibilità all’autore.

Le Linee guida regolamentano, dunque, la sottoscrizione di un documento on line in maniera dematerializzata, senza necessità che l’utente si doti di dispositivi per l’apposizione di firme: sarà sufficiente che si autentichi al proprio gestore di identità SPID. Il rispetto delle regole tecniche in questo ambito garantisce sicurezza, integrità, immodificabilità e riconducibilità del documento all’autore secondo quanto disposto dal CAD, consentendo il soddisfacimento del requisito della forma scritta.

LINEE GUIDA PER LA STESURA DEL PIANO DI CESSAZIONE DEL SERVIZIO DI CONSERVAZIONE DEI DOCUMENTI DIGITALI

Il piano di cessazione è un documento previsto all’articolo 24 del Regolamento (UE) n.  910/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio (Regolamento eIDAS) del 23 luglio 2014. Tale articolo è applicabile ai conservatori accreditati in quanto richiamato dall’articolo 29 del CAD, Qualificazione e accreditamento, che, al comma 2, stabilisce che il richiedente l’accreditamento deve trovarsi nelle condizioni previste dall’articolo 24 del Regolamento eIDAS.

Le Linee guida forniscono le modalità di stesura del piano di cessazione del servizio di conservazione sia nel caso di cessazione volontaria che nel caso di cessazione involontaria. L’ Allegato A: Piano di Cessazione del Servizio di Conservazione, parte integrante delle Linee guida, ha l’obiettivo, dichiarato nel documento, di guidare il conservatore […] nella stesura del piano di cessazione garantendo omogeneità di struttura e completezza delle informazioni necessarie per la corretta conduzione delle attività per la cessazione del servizio di conservazione.

In un contesto in cui le tecnologie evolvono con ritmi di crescita esponenziali e l’avvicendamento delle aziende sul mercato è un dato di fatto, queste Linee guida rappresentano uno strumento fondamentale per garantire la custodia di documenti che possono essere soggetti anche a conservazione permanente.

Seguiranno, in questo blog, ulteriori approfondimenti conseguenti alla entrata in vigore di tutte le Linee guida descritte.