Essere papà in Siav: storie di equilibrio tra lavoro e famiglia
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Essere papà in Siav: storie di equilibrio tra lavoro e famiglia

Diventare papà è un’esperienza unica e, come ogni genitore sa, si impara giorno dopo giorno. Nonostante manuali e consigli, ogni paternità è diversa e porta con sé una serie di sfide. In particolare, il compito di bilanciare le responsabilità familiari con quelle professionali richiede una continua ricerca di equilibrio. Il lavoro diventa, infatti, non solo un’opportunità per crescere come professionisti, ma anche una palestra per affinare capacità che possono essere utili nella vita quotidiana di un padre: pazienza, collaborazione e adattabilità.

Abbiamo parlato con alcuni colleghi di Siav, chiedendo loro di raccontarci come la paternità abbia trasformato la loro vita lavorativa e come l’azienda supporti questo equilibrio, spesso non facile da mantenere.

Cercare i pezzi giusti: Fabrizio Ricci – Technology Manager South, Roma

Per Fabrizio, essere un padre lavoratore significa principalmente trovare un equilibrio tra la carriera e la famiglia, dando spazio a entrambe senza compromettere né il lavoro né la presenza con i propri figli. “Essere un padre lavoratore oggi significa saper gestire il tempo in modo efficace, dando il buon esempio ai propri figli attraverso il lavoro e i valori che trasmettiamo.” L’arrivo di suo figlio ha profondamente cambiato la sua percezione del lavoro. “Prima il lavoro era una priorità assoluta, ma con un figlio tutto cambia. Inizi a dare più valore al tempo, diventando più selettivo nelle attività per dedicare momenti di qualità alla famiglia.”

Siav, secondo Fabrizio, gioca un ruolo importante nell’aiutarlo a trovare questo equilibrio. “L’azienda mi supporta attraverso la flessibilità oraria e la possibilità di lavorare da remoto, che mi consentono di essere presente nei momenti importanti della vita di mio figlio.” Siav promuove una cultura che valorizza il benessere dei dipendenti, riconoscendo l’importanza della famiglia e incoraggiando un equilibrio sano tra carriera e vita privata. “Questo approccio non solo mi aiuta a essere un padre più presente, ma mi rende anche più motivato e produttivo sul lavoro.”

Quando si tratta di spiegare il suo lavoro a suo figlio, Fabrizio ricorre a una semplice analogia: “Sai quando papà ripara una delle tue macchine? Deve capire cosa si è rotto, deve cercare i pezzi giusti e provare a ripararlo. Il mio lavoro è un po’ così! Aiuto le persone che lavorano con i computer a fare in modo che tutto funzioni senza problemi. Se qualcosa non va, trovo una soluzione, proprio come quando un giocattolo si rompe e dobbiamo capire come aggiustarlo.”

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Cambio di approccio: Vincenzo D’Argenio – Order Officer, Bologna

Vincenzo, che è diventato papà poco dopo il suo ingresso in Siav, sottolinea come la paternità abbia cambiato il suo approccio al lavoro. “La nascita di mio figlio ha trasformato le mie priorità. Cerco di essere il più organizzato possibile perché il tempo con la famiglia è prezioso.” Siav lo ha supportato in questa nuova fase della sua vita, grazie alla flessibilità oraria e alla possibilità di lavorare in modalità ibrida, che gli permettono di conciliare senza stress gli impegni professionali e quelli familiari.

Nel raccontare il suo lavoro a suo figlio, Vincenzo adotta una metafora semplice ma efficace: “Aiuto le persone a non perdere i loro documenti importanti, proprio come quando mettiamo in ordine i giochi: se sono sparsi dappertutto, è difficile trovarli, ma se li sistemiamo bene, sappiamo sempre dove sono. In Siav facciamo la stessa cosa, ma con i documenti dei nostri clienti, così che possano lavorare meglio e più velocemente”

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Collezionare momenti indelebili: Andrea Bottini – Consultant, Milano

Per Andrea, essere un padre lavoratore oggi è una “sfida entusiasmante” che porta grandi soddisfazioni. La possibilità di essere più coinvolti nella vita dei propri figli è uno degli aspetti più belli della paternità moderna. “Oggi i papà hanno l’opportunità di essere presenti nei momenti più importanti della crescita dei figli, a differenza di quanto avveniva in passato, quando il padre era relegato principalmente al ruolo di sostegno economico.” Andrea sottolinea che questa nuova visione della paternità consente di “collezionare momenti indelebili con i propri figli.”

La nascita di un figlio, secondo Andrea, cambia profondamente il modo di vivere e percepire il lavoro. “In modo naturale, si sviluppano una maggiore empatia e una più efficace gestione del tempo. Un papà lavoratore impara a destreggiarsi tra impegni, scadenze e momenti di qualità con la famiglia, affinando capacità di organizzazione e gestione delle priorità, che si rivelano preziose anche in ambito professionale. L’esperienza della paternità porta a essere più efficienti e a dare un valore ancora maggiore al tempo trascorso con i propri cari, trasformando ogni momento condiviso in un’opportunità di crescita e arricchimento.”

Se dovesse spiegare il suo lavoro a Cesare, suo figlio, Andrea lo farebbe con un’analogia legata al gioco: “Gli direi che aiuto le persone a collaborare per costruire qualcosa di utile, come quando si gioca con i mattoncini Lego per creare qualcosa di speciale. Gli parlerei dell’importanza del lavoro di squadra, della creatività per trovare soluzioni valide e di come risolvere i problemi che si incontrano durante il percorso, perché, a mio parere, sono valori che possono aiutarlo in ogni aspetto della vita.”

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Tempo di qualità: Giacomo Biasia – Budget&Reporting Coordinator, Rubano

Giacomo vede la paternità come una possibilità di evoluzione del ruolo del padre. “Il ruolo del padre lavoratore oggi è molto diverso rispetto al passato. È necessario evolvere e dedicare ai figli più tempo di qualità per accompagnarli nella loro crescita emotiva ed esperienziale.” Tuttavia, Giacomo riconosce che non sempre le politiche aziendali riescono a supportare adeguatamente i papà in questo cambiamento, poiché in molti casi le madri sono ancora le uniche obbligate a prendersi del tempo di astensione dal lavoro.

Nonostante questo, Giacomo apprezza la flessibilità offerta da Siav, che gli permette di essere più partecipativo nella vita dei suoi figli. “Ho la possibilità di portare mio figlio più grande a scuola e di arrivare in tempo in ufficio senza dover necessariamente correre nel traffico. Nei due giorni di remote working fare una pausa ora, significa fare un cambio pannolino o un quarto d’ora di gioco con il piccolino” In questo modo, riesce a conciliare le sue responsabilità professionali con quelle familiari, senza dover sacrificare i momenti più significativi della crescita dei suoi figli.

Quando i suoi figli gli chiederanno com’è il suo lavoro, Giacomo sa già cosa gli racconterà.  “Andare al lavoro non è così diverso dall’andare all’asilo. Abbiamo anche noi tanti compagni che chiamiamo colleghi, con cui passiamo gran parte della nostra giornata. Abbiamo anche noi dei compiti da fare che chiamiamo task, che bisogna sempre svolgere con impegno. Abbiamo anche noi delle maestre che chiamiamo manager, che ogni giorno cercano di farci esprimere al meglio e farci crescere. Anche noi non andiamo sempre d’accordo con tutti, facciamo delle litigate che si chiamano “discussioni”, ma alla fine si trova sempre una soluzione.”

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Trovare l’equilibrio giusto

Le storie di questi papà in Siav sono esempi di come la paternità possa trasformare il modo di vedere il lavoro, portando con sé nuove sfide ma anche opportunità. Come ci raccontano questi papà, la paternità è una strada in continua evoluzione, che non solo cambia la vita personale, ma arricchisce anche la carriera professionale, portando con sé valori di pazienza, organizzazione e lavoro di squadra che sono fondamentali in entrambi gli ambiti.