Fattura Elettronica, ultime news: il DL 119/2018 definisce chiarimenti e semplificazioni in merito all’e-fattura

Il DL 119/2018

Il 24 ottobre 2018 è entrato in vigore il Decreto Legge 119/2018, che fornisce chiarimenti e semplificazioni in tema di fatturazione elettronica.

Le nuove diposizioni, previste dal DL 119/2018, impattano sia sulle fatture elettroniche emesse, definendo tempi di trasmissione e ritardi ammessi per i primi mesi di applicazione della norma, sia su quelle ricevute, definendo nuove modalità di gestione dei documenti d’acquisto e di detrazione IVA.

Emissione delle fatture

Quantificato il concetto di ritardo dei tempi di trasmissione

All’interno della Circolare 13/E, pubblicata lo scorso 2 luglio, l’Agenzia delle Entrate specificava che, stante l’obbligo di trasmettere tempestivamente la fattura elettronica il giorno di effettuazione dell’operazione, vi sarebbe stata tolleranza per un minimo ritardo per il periodo di avvio.

L’art.10 del DL 119/2018 chiarisce che fino al 30/06/2019nessuna sanzione verrà applicata nel caso in cui la fattura sia trasmessa entro il termine della liquidazione IVA periodica. Una fattura datata 31/MM potrà essere trasmessa cioè fino al 15/MM+1.

Ad esempio: una fattura datata 28/02/2019, potrà essere trasmessa fino al 15/03/2019.

Sempre fino al 30/06/2019, nel caso in cui la fattura venga spedita successivamente al termine di liquidazione IVA periodico ma entro e non oltre il periodo di liquidazione successivo, la sanzione prevista viene ridotta dell’80%. Una fattura datata 31/MM e spedita entro il 15/MM+2 incorrerà dunque in una sanzione ridotta.

Ad esempio: un’azienda che trasmetta una fattura datata 28/02/2019, dopo il 15/03/2019 ma entro il 15/04/2019, incorrerà in una sanzione per la trasmissione in ritardo della fattura, ma la somma da pagare sarà ridotta dell’80%.

Definiti i tempi di emissione

Oltre ad ammorbidire per il primo semestre d’avvio le sanzioni previste per i ritardi di trasmissione delle fatture, il DL 119/2018, definisce anche i tempi di emissione delle fatture a partire dal secondo semestre del 2019, aggiornando la normativa IVA (art.23 DPR 633/1792), quindi con effetto su tutte le tipologie di fatture, anche quelle non elettronico.

L’articolo 11 del DL, infatti, stabilisce che a partire dal 01/07/2019qualsiasi fattura potrà essere emessa entro 10 giorni dall’operazione, a patto che venga indicata in fattura anche la data in cui è stata effettuata la cessione e/o la prestazione di beni o servizi o ancora la data nella quale è stato corrisposto in tutto (o in parte) il corrispettivo, nel caso in cui tale data sia diversa dalla data di emissione della fattura. Si rimane in attesa di indicazioni da parte dell’Agenzia riguardo dove inserire questo nuovo elemento nel tracciato XML.

Con le nuove disposizioni, si aggiornano di riflesso anche i tempi di registrazione delle fatture emesse definiti dal DPR 633/1972, coerentemente coi la possibilità di emissione dopo dieci giorni.

Ricezione delle fatture

Rivoluzionata la registrazione dei documenti d’acquisto

L’articolo 13 del nuovo decreto, sancisce la scomparsa dalla normativa IVA relativa all’obbligo di numerazione progressiva delle fatture ricevute. Se da un lato permane l’obbligo di annotare sui registri le fatture ricevute, dall’altro non risulta più necessario gestire il protocollo di ricezione dei documenti.

Su questo punto, ci sono tuttavia da sottolineare due aspetti.

Il primo è che l’Agenzia delle Entrate, tramite una risposta ad un interpello dell’11 ottobre scorso, ha ribadito il principio di “…garantire la correlazione univoca tra la fattura protocollata in ingresso e l’annotazione della stessa nel relativo registro IVA“.

Se è vero che la risposta di AdE è stata fornita prima della pubblicazione del decreto, va comunque presunto che l’ente fosse per certo informato in merito, e va tenuto presente che essa ha ritenuto opportuno manifestare l’importanza della suddetta correlazione.

Il secondo punto sul quale è importante focalizzarsi è che, diversamente da quanto ipotizzato nei mesi scorsi, la portata delle innovazioni impatta su tutte le fatture a prescindere la formato. La nuova modalità di gestione dei documenti d’acquisto, infatti, riguarda le fatture elettroniche tra soggetti nazionali ma anche i documenti scambiati con soggetti esteri, nonché le fatture che perverranno in modalità analogica dai soggetti esclusi dalla fatturazione elettronica.

I documenti d’acquisto, pertanto, non transiteranno né integralmente né in tempo reale per SDI. Le fatture transfrontaliere verranno comunicate tramite trasmissione dati, solo in modalità riepilogativa e solo entro il mese successivo alla registrazione, la quale potrebbe avvenire anche un anno dopo. Le fatture ricevute in modalità analogica da soggetti non obbligati all’e-fattura, invece, non verranno affatto comunicate al Sistema di Interscambio.

Aggiornato il DPR 633/1972 per i termini di detrazione IVA

Con le nuove disposizioni, si aggiornano di riflesso anche i tempi di detrazione IVA per le fatture ricevute, coerentemente con la concessione dei dieci giorno di ritardo per l’emissione fattura discussi poco sopra. È ora possibile registrare i documenti con riferimento alla liquidazione IVA del mese di effettuazione dell’operazione, anche se il documento è pervenuto successivamente, a patto di effettuare la registrazione contabile entro il giorno 15 del mese successivo.

Ad esempio: una fattura datata 31/03/2019, ricevuta il 09/04/2019, registrata entro il 15/04/2019, può essere inserita nella liquidazione del mese di marzo.

Giustizia tributaria digitale più forte

Casella PEC piena non giustifica una notifica alternativa

Il decreto rafforza l’obbligo di scambiare la documentazione processuale esclusivamente con modalità digitali.
In particolare, il DL 119/2018 stabilisce che in caso di impossibilità di notificare tramite PEC per ragioni legate al destinatarioil mittente non sarà tenuto ad effettuare altre notifiche.

Questa nuova disposizione, conferma la direzione di una recente sentenza della Corte di Cassazione (7029/2018) nella quale viene ritenuto inammissibile un ricorso presentato da una società lamentante la mancata notifica di un atto processuale a causa della propria casella PEC piena. La Cassazione, dichiarando che, anche in assenza di ricevuta di consegna per casella piena, l’obbligo di notifica si ritiene comunque ottemperato, aveva evidenziato il principio per cui i soggetti per i quali la legge prevede l’obbligo di munirsi di un indirizzo di posta elettronica, devono porre in essere misure di straordinaria diligenza nel relativo utilizzo.