Nell’ambito degli approfondimenti forniti in questi blog sull’obbligo di invio telematico dei dati dei corrispettivi all’Agenzia delle entrate, si forniscono di seguito delle considerazioni sull’adozione di RT, server RT e misuratori fiscali adattati a server RT.

Si tratta di strumenti, regolamentati dalla normativa, costituiti da una componente hardware e software atti a registrare, memorizzare, elaborare, sigillare e inviare telematicamente i dati dei corrispettivi all’Agenzia delle entrate. I RT devono essere previsti per ciascun punto cassa. Nel caso di esercizi commerciali dotati di più punti cassa (almeno 3), è possibile utilizzare un unico server RT, in luogo dei singoli RT. In tal caso, il server RT, locale o centralizzato in casa madre, fungerà da RT per tutti i punti cassa del punto vendita, inviando all’Agenzia delle entrate i dati dei corrispettivi di ciascun punto cassa, come file xml distinti. Nel caso di esercizi commerciali che hanno più punti vendita, è comunque necessario prevedere un server RT per ciascun punto vendita, non è possibile cioè utilizzare un unico server RT per più punti vendita.

Dunque: un RT per ciascun punto cassa, un server RT per ciascun punto vendita che funge da RT per tutti i punti cassa (almeno 3) del punto vendita, più server RT, uno per ciascun punto vendita, nel caso di esercizi commerciali strutturati in più punti vendita. La scelta di utilizzare il server RT rispetto ai RT richiede la certificazione annuale del bilancio di esercizio e un processo di controllo interno conforme alle prescrizioni richieste sia con riguardo ai processi amministrativi contabili sia con riguardo ai processi informatici coinvolti nella memorizzazione e trasmissione.

Anche i registratori di cassa possono essere utilizzati come RT purché siano adattati per consentire la memorizzazione e trasmissione dei dati dei corrispettivi all’Agenzia delle entrate, come previsto dal Prv. dell’Agenzia delle entrate n. 182017/2016.

Tale Prv. stabilisce che tutti i modelli degli strumenti elencati (RT, server RT, registratori di cassa adattati) devono essere approvati con provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate, su parere della Commissione per l’approvazione degli apparecchi misuratori fiscali di cui all’articolo 5 del D.M. 23 marzo 1983, organo competente a valutare la conformità degli stessi alle prescrizioni stabilite proprio dal Provvedimento 28 ottobre 2016 e dalle allegate specifiche tecniche.

L’elenco dei modelli, distinti tra RT, server RT e misuratori adattati, è disponibile nel sito dell’Agenzia delle entrate.

Come anticipato in questo blog, dal 1° luglio 2020 decorre l’obbligo generalizzato di invio telematico dei dati dei corrispettivi all’Agenzia delle entrate, con anticipo al 1° luglio 2019 per i soggetti con volume di affari superiore ai 400.000 euro.

Dopo aver fornito una panoramica sull’argomento e dato conto della modifica al Provvedimento n. 182017 dell’Agenzia delle entrate del 28 ottobre 2016 con il Provvedimento n. 99297 del 18 aprile 2019, condividiamo un ulteriore approfondimento, concentrandoci sui seguenti aspetti:

  • ultime novità normative;
  • soggetti esclusi dall’obbligo;
  • documento commerciale e fattura elettronica.

Ultime novità normative

Con la conversione in Legge del D.L. n. 34/2019 (Legge n. 58/2019), l’articolo 12-quinquies, modificando il comma 6-ter dell’articolo 2 del D.Lgs. n. 127/2015, ha stabilito quanto segue:

  • la trasmissione dei dati dei corrispettivi giornalieri avviene entro 12 giorni dall’effettuazione dell’operazione;
  • rimangono fermi la memorizzazione giornaliera dei dati relativi ai corrispettivi nonché i termini di effettuazione delle liquidazioni periodiche IVA;
  • nel primo semestre di vigenza dell’obbligo (1° luglio 2019 – 31 dicembre 2019 per i soggetti con un volume di affari superiore ai 400.000 euro, 1° gennaio 2020 – 30 giugno 2020 per tutti gli altri) le sanzioni previste dal comma 6 dell’art. 2 del D.Lgs. n. 127/2015 non si applicano nel caso di trasmissione telematica dei dati entro il mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione.

Inoltre, con la novellazione del citato comma 6-ter, viene eliminata la norma che consente l’individuazione di specifiche aree in cui è possibile continuare a documentare i corrispettivi mediante ricevuta o scontrino. La concessione dei 12 giorni di tempo per la trasmissione dei dati andrebbe anche incontro alle difficoltà di invio in ragione del livello di connettività web. Dunque, gli unici esoneri concessi sono quelli di cui al D.M. 10 maggio 2019, come descritti nel prosieguo di questo articolo.

La Legge di conversione ha introdotto alcune novità anche in relazione alla lotteria nazionale dei corrispettivi a cui dedicheremo un successivo approfondimento in questo blog.

La Circolare n. 15/E dell’Agenzia delle entrate del 29 giugno 2019 ha, poi, specificato quanto disposto dalla conversione in Legge del D.L. n. 34/2019, chiarendo i seguenti punti:

  • la moratoria consente ai soggetti che non hanno ancora un RT di assolvere l’obbligo entro tempi più ampi, quelli stabiliti dalla Legge di conversione, cioè entro il mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione. Tali soggetti, nel rispetto dei tempi stabiliti dalla normativa, per assolvere l’obbligo di memorizzazione giornaliera continueranno ad usare il registratore di cassa o a produrre ricevute fiscali. L’uso del registratore di cassa è consentito fino all’attivazione del RT, comunque non oltre le scadenze (il semestre) fissate dalla Legge di conversione;
  • la moratoria delle sanzioni ha effetto anche per coloro i quali hanno attivato un RT nei tempi previsti, ma effettuano la trasmissione telematica dei dati entro l’ultimo giorno del mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione.

Con il comunicato stampa del 29 giugno, l’Agenzia ha anche annunciato l’attivazione della procedura web, come già indicato nella relazione illustrativa al D.L. n. 119/2018 e nel Prv. n. 99297 del 18 aprile 2019, per l’invio dei dati dei corrispettivi in alternativa all’utilizzo dei RT. La procedura, attiva nell’area riservata del portale Fatture e Corrispettivi, consente ai soggetti interessati di produrre online un documento commerciale e, allo stesso tempo, di memorizzare e inviare all’Agenzia delle entrate i dati dei corrispettivi di ogni singola operazione effettuata.

Infine, come anticipato dalla Circolare n. 15/E, per agevolare i contribuenti nella fase transitoria, l’Agenzia delle entrate con il Provvedimento n. 236086 del 4 luglio 2019 e relative specifiche tecniche, ha individuato ulteriori modalità per la trasmissione dei dati per il solo periodo transitorio. Nello specifico, entro il 29 luglio 2019, l’Agenzia provvederà a rendere disponibili i seguenti servizi:

  • servizio di upload di un file con i dati dei corrispettivi complessivi di una singola giornata, distinti per aliquota IVA o con indicazione del regime di ventilazione, oppure di un file compresso con i file dei dati dei corrispettivi delle singole giornate;
  • servizio web di compilazione dei dati dei corrispettivi complessivi di una singola giornata, o con indicazione del regime di ventilazione;
  • invio dei dati tramite protocollo https o sftp.

Soggetti esclusi dall’obbligo

A seguito della consultazione pubblica attivata dal 12 al 26 aprile 2019, il Ministero dell’economia e delle finanze ha emanato il D.M. 10 maggio 2019 nel quale ha previsto delle esclusioni dall’obbligo sulla base della tipologia di attività esercitata. Gli esoneri stabiliti dal D.M. hanno carattere temporaneo e, come indicato nell’articolo 3, con successivi decreti il Ministero individuerà le date a partire dalle quali essi verranno meno. Nello specifico, ai sensi dell’articolo 1, le fattispecie esonerate sono le seguenti:

  • operazioni non soggette all’obbligo di certificazione dei corrispettivi ai sensi dall’art. 2 del D.P.R. n. 696/1996 (cessioni di tabacchi, cessioni di prodotti agricoli effettuate dagli agricoltori che applicano il regime speciale, cessioni di giornali quotidiani, periodici etc…), del D.M. 13 febbraio 2015 (servizi di stampa e recapito dei duplicati di patente e servizi di gestione e rendicontazione del relativo pagamento) e del D.M. 27 ottobre 2015 (servizi di telecomunicazione, teleradiodiffusione e servizi elettronici). L’esonero è valido fino alla revoca;
  • prestazioni di trasporto pubblico collettivo di persone e di veicoli e bagagli al seguito, con qualunque mezzo esercitato, per le quali i biglietti di trasporto, compresi quelli emessi da biglietterie automatiche, assolvono la funzione di certificazione fiscale. L’esonero è valido fino alla revoca;
  • operazioni collegate e connesse a quelle indicate nei due punti precedenti, nonché operazioni di cui all’art. 2 del D.P.R. n. 633/1972 effettuate in via marginale in relazione a quelle indicate nei due punti precedenti o rispetto a quelle per le quali è obbligatoria l’emissione della fattura. Come specifica il decreto, sono considerate marginali le operazioni i cui ricavi o compensi non sono superiori all’1% del volume di affari realizzato nel periodo di imposta 2018. L’esonero è valido fino al fino al 31 dicembre 2019;
  • operazioni effettuate a bordo di una nave, di un aereo o di un treno nel corso di un trasporto internazionale (è il caso, ad esempio, delle cessioni a bordo delle navi da crociera). L’esonero è valido fino alla revoca.

Per le operazioni sopra elencate, permangono gli obblighi tradizionali e cioè: documentazione mediante emissione dello scontrino o della ricevuta fiscale e annotazione nel registro dei corrispettivi. I soggetti esonerati dall’obbligo possono comunque scegliere di memorizzare elettronicamente i dati dei corrispettivi e inviarli telematicamente all’Agenzia delle entrate.

Il decreto, inoltre, per quel che riguarda le cessioni di benzina e gasolio e le cessioni di beni tramite distributori automatici, conferma l’obbligo di memorizzazione e invio telematico dei dati dei corrispettivi per le cessioni di benzina e gasolio destinati ad essere usati come carburante per motore e per le cessioni di beni e prestazioni di servizi effettuate mediante distributori automatici (art. 2). L’esonero riguarda, invece, fino al 31 dicembre 2019, gli esercenti impianti di distribuzione di carburante per le operazioni, diverse dalle cessioni di benzina o gasolio destinati ad essere usati come carburante per motori, i cui compensi o ricavi non superino l’1% del volume di affari realizzato nel periodo di imposta 2018.

Anche gli esercenti di impianti di distribuzione di carburante possono comunque scegliere di memorizzare elettronicamente i dati dei corrispettivi e inviarli telematicamente all’Agenzia delle entrate.

Documento commerciale e fattura elettronica

Con le decorrenze fissate dalla normativa, il documento commerciale sostituirà totalmente lo scontrino e la ricevuta fiscale. Vediamo brevemente quali sono le sue caratteristiche.

Secondo quanto stabilito dal D.M. 7 dicembre 2016, il documento commerciale:

  • deve riportare sempre la partita IVA del cedente/prestatore;
  • è emesso dal RT;
  • può essere stampato secondo il fac-simile dell’Agenzia delle entrate;
  • può essere emesso in forma elettronica previo accordo con il destinatario;
  • di per sé non ha valore fiscale a meno che in esso non vengano esposti la partita IVA o il codice fiscale del cessionario/committente;
  • può essere di tre tipologie: vendita o prestazione, reso merce, annullamento.

Quando il documento commerciale acquista anche rilevanza fiscale?

Come specificato dall’art. 4 del D.M. 7 dicembre 2016, il documento commerciale acquista rilevanza fiscale quando, oltre a riportare la partita IVA del cedente\prestatore, espone anche la partita IVA o il codice fiscale del cessionario/committente. I casi possono essere due:

  • il commerciante decide di emettere fattura;
  • il cliente richiede la fattura o dichiara di voler partecipare alla lotteria nazionale dei corrispettivi.

Nel primo caso, il commerciante può scegliere se emettere fattura immediata o fattura differita. Nel caso in cui scelga di emettere fattura immediata, può emettere la fattura e il documento commerciale contestualmente dal RT, in tal caso il RT è in grado di scindere gli ammontari e inviare all’Agenzia delle entrate i corrispettivi al netto dei corrispettivi fatturati, l’esercente provvederà alla registrazione delle fatture in contabilità. Se, invece, l’esercente non genera contestualmente dal RT la fattura e il documento commerciale, ma genera dapprima il documento commerciale e, in un secondo momento, la fattura, allora il documento commerciale inviato all’Agenzia delle entrate riporterà gli importi al lordo dei corrispettivi fatturati e l’esercente dovrà stornare in contabilità i corrispettivi che sono stati fatturati. Nel caso in cui l’esercente scelga di emettere fattura differita, allora dovrà emettere il documento commerciale rilevante ai fini fiscali. La fattura differita richiamerà il documento commerciale.

Nel secondo caso (il cliente richiede la fattura o vuole partecipare alla lotteria), l’esercente dovrà inserire il codice fiscale del cliente e potrà scegliere se emettere fattura immediata o differita secondo quanto sopra descritto.

Invio e ricezione ordini via NSO

Come anticipato in un precedente articolo pubblicato su questo blog, il prossimo 1° ottobre entrerà in vigore in Italia un’importante novità: a partire da questa data, tutti gli ordini di acquisto degli Enti del Servizio sanitario nazionale dovranno essere trasmessi in formato elettronico attraverso una piattaforma centrale, il Nodo smistamento ordini (NSO). La piattaforma si appoggia al Sistema di interscambio (SDI) già utilizzato in Italia per la fatturazione elettronica.

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Con nuovo provvedimento del 30 maggio scorso l’Agenzia delle entrate ha comunicato un ulteriore differimento delle tempistiche legate al servizio di consultazione delle fatture elettroniche, già commentato in questo Blog.

 

Come illustrato nello schema, dal prossimo 1 luglio si avranno quattro mesi per valutare se autorizzare la memorizzazione integrale delle fatture elettroniche transitate attraverso il SdI.
In mancanza adesione, dal 1 novembre il SdI procederà alla cancellazione di ogni fattura già consegnata, compresi tutti gli XML memorizzati nel periodo transitorio.

Con il Provvedimento del 29 aprile l’Agenzia delle entrate si prende un mese in più per attivare il servizio di consultazione delle fatture elettroniche: sarà possibile aderire al servizio dal 31 maggio anziché dal 3 maggio 2019.

L’Agenzia differisce anche la deadline per aderire al servizio, portandola dal 2 luglio al 2 settembre 2019.

Perché l’Agenzia delle entrate propone questo servizio?
Che cos’è il servizio di consultazione fatture elettroniche?

Come illustrato a fine dicembre su questo Blog, a fine 2018 il Garante Privacy aveva formulato i propri rilievi  sul processo di fatturazione elettronica, dichiarando il trattamento di dati effettuato attraverso il SdI sproporzionato rispetto alle due finalità dell’Agenzia:

1) monitoraggio dell’evasione fiscale,

2) trasmissione della fattura da emittente a destinatario.

Memorizzare i dati dell’intera fattura, che possono fornire informazioni su abitudini di consumo dei cittadini italiani, non è strettamente necessario, quindi il Garante aveva invitato AdE a rivedere il processo.

In conseguenza di ciò l’Agenzia ha modificato le regole tecniche che, ricordiamo, sono enunciate nel Provvedimento 30 aprile 2018: il SdI, a meno di esplicita autorizzazione, una volta svolta la funzione di “postino” delle fatture, non memorizzerà più l’intero file XML nel cassetto fiscale, ma solo alcune informazioni fiscalmente rilevanti, descritte nell’Allegato B del novellato provvedimento.

Il contribuente potrà sottoscrivere l’autorizzazione nell’Area Riservata del cassetto fiscale, aderendo al servizio di consultazione dal 31 maggio al 2 settembre.

In caso di mancata adesione, a partire dal 3 settembre il SdI cancellerà tutte le fatture elettroniche che risultino consegnate.

Importante esplicitare che non si tratta di conservazione ma della semplice possibilità di consultare le fatture nel cassetto fiscale sino al 31 dicembre del secondo anno successivo a quello di ricezione da parte del SdI (ad esempio per le fatture 2019 fino a dicembre 2020).

Il 18 aprile 2019 l’Agenzia delle entrate ha emanato l’atteso Provvedimento che garantisce alle Amministrazioni centrali di ottemperare alla Direttiva UE 2014/55.

È opportuna una veloce premessa per valutare l’importanza di quanto appena pubblicato.

La Direttiva Comunitaria 2014/55 ha stabilito che nell’ambito degli appalti pubblici i fornitori che lo desiderano possono emettere fatture elettroniche, purché conformi a “standard” comunitari e che le stazioni Appaltanti e gli Enti aggiudicatori degli Stati membri devono accettarle. I suddetti “standard” sono stati definiti dal CEN (European Commitee for Standardization) ed ufficializzati con la Decisione di esecuzione (UE) 2017/1870 della Commissione del 16 ottobre 2017 che riferisce il modello semantico, la lista di sintassi ammesse, le modalità di mappatura e gli altri prodotti commissionati agli Enti di standardizzazione europei.

Le disposizioni comunitarie devono essere peraltro armonizzate con le regole nazionali, che in Italia sono disciplinate dal Decreto ministeriale 3 aprile 2013, n. 55: la “fattura PA” veicolata dal Sistema di Interscambio.

Come si conciliano gli “standard” europei con la fattura PA?

Il Decreto legislativo 27 dicembre 2018, n. 148, recependo nell’ordinamento italiano la Direttiva, ha previsto che:

  • l’obbligo di accettazione per le amministrazioni centrali decorre dal 18 aprile 2019,
  • l’estensione dell’obbligo alle stazioni Appaltanti e agli Enti aggiudicatori subcentrali è fissata al 18 aprile 2020,
  • le fatture elettroniche devono rispettare specifiche cosiddette CIUS (Core Invoice Usage Specification) per il contesto nazionale italiano secondo regole tecniche e modalità applicative individuate dal Direttore dell’Agenzia delle Entrate.

Con il Provvedimento del 18 aprile 2019 il Direttore ha, dunque, provveduto alla definizione delle specifiche tecniche ed applicative.

Le regole, descritte nelle 71 pagine di allegato al Provvedimento, saranno oggetto di ulteriori approfondimenti.

Ci preme evidenziare subito che, per gli Enti centrali destinatari delle fatture che i loro fornitori valutassero di inviare nei “formati” europei (ricordiamo che è una facoltà), non risulta esservi la necessità di particolari investimenti tecnologici oltre a quelli già sostenuti per gestire le Fatture PA.

Il SdI infatti, a fronte della ricezione della fattura, effettuate le debite verifiche, eseguirà un passaggio di traduzione dal formato originario al formato XML PA.

Il destinatario, dunque, riceverà il file ‘tradotto’, firmato digitalmente con certificato rilasciato dall’Agenzia delle Entrate, il report di conversione ed il file originario.

Il 18 aprile 2019 l’Agenzia delle entrate ha pubblicato il Provvedimento n. 99297 di modifica del Provvedimento n. 182017 del 28 ottobre 2016 che, fino a questo momento, aveva regolamentato il processo di memorizzazione e trasmissione dei dati dei corrispettivi elettronici da parte dei soggetti di cui all’articolo 22 del D.P.R. n. 633 del 1972.

Come anticipato in questo blog, il D.L. n. 119/2018, modificando il D.Lgs n. 127/2015 ha introdotto l’obbligo di invio telematico dei corrispettivi con le decorrenze di seguito indicate, trasformando quella che dal 1° ottobre 2017 era un’opzione in obbligo di legge:

  • 1° luglio 2019, soggetti con volumi di affare superiore ai 400.000 euro;
  • 1° gennaio 2020 restanti categorie.

Nella relazione al D.L., inoltre, si faceva riferimento alla possibilità di utilizzo di strumenti ulteriori rispetto ai registratori telematici, già regolamentati dal Prv. n. 182017/2016, per la memorizzazione e la trasmissione dei dati dei corrispettivi telematici all’Agenzia delle entrate.

Corrispettivi telematici: quali sono le novità del Prv. N. 99297?

Ebbene, in considerazione del mutato quadro normativo, il Prv. n. 99297 del 18 aprile 2019 modifica il provvedimento del 28 ottobre 2016 e aggiorna le specifiche tecniche alla versione 7.0. Di seguito i principali elementi di novità:

  • eliminazione dal Prv. n. 182017/2016 del paragrafo relativo all’opzione;
  • specificazione, mediante l’aggiunta al Prv. n. 182017/2016 del punto 1.11, della possibilità di memorizzazione e invio dei dati dei corrispettivi telematici mediante una procedura web messa gratuitamente a disposizione dei contribuenti nell’area riservata del sito web dell’Agenzia delle entrate e fruibile anche da dispositivi mobili.

Le specifiche tecniche ribadiscono, inoltre, che “Con successivi provvedimenti del Direttore dell’Agenzia delle entrate potranno essere definite le specifiche tecniche di ulteriori strumenti tecnologici di cui all’art. 2, comma 3, del D.Lgs. n. 127/2015 attraverso cui operare la memorizzazione elettronica e la trasmissione telematica di cui al comma 1, l’identificazione delle informazioni da trasmettere nonché il loro formato”.

I corrispettivi sono i ricavi conseguiti da alcune categorie di contribuenti esonerati dall’obbligo di pagamento dell’IVA (commercianti al minuto, albergatori, ristoratori, artigiani e simili). I corrispettivi vanno certificati attraverso l’emissione di due documenti fiscali: lo scontrino o la ricevuta (art. 1 D.P.R n. 696 del 21 dicembre 1996). Le operazioni da certificare mediante uno dei due documenti fiscali citati sono quelle previste dall’art. 22 del D.P.R. n. 633/1972, “Commercio al minuto e attività assimilate”. Per tali attività, l’articolo in questione specifica che si tratta di operazioni per le quali “L’emissione della fattura non è obbligatoria, se non è richiesta dal cliente non oltre il momento di effettuazione dell’operazione”.

Invio telematico dei corrispettivi elettronici: l’evoluzione normativa

L’invio on-line dei corrispettivi elettronici è stata un’opzione, a fronte di vantaggi fiscali, fino al D.L. n. 119 del 23 ottobre 2018.  In particolare, prima del D.L. n. 119/2018, il D.Lgs. n. 127/2015, stabiliva (art. 2, comma 1) la possibilità per i soggetti di cui all’art. 22 del D.P.R n. 633/1972 di optare, a decorrere dal 1° gennaio 2017, per la memorizzazione e la trasmissione telematica all’Agenzia delle entrate dei dati dei corrispettivi giornalieri. L’opzione, da esercitarsi entro il 31 dicembre dell’anno precedente a quello di invio telematico dei corrispettivi, era valida per 5 anni dall’esercizio stesso e, se non revocata, si estendeva di quinquennio in quinquennio. Il D.L. n. 119/2018 ha poi modificato la normativa sugli incentivi alla tracciabilità dei pagamenti di cui all’articolo 3 del D.Lgs. n. 127/2015.

Nello specifico il D.L., modificando, con l’articolo 17, l’articolo 2 del D.Lgs. n. 127/2015 ha introdotto l’obbligo di invio telematico dei corrispettivi dal 1° luglio 2019 per soggetti con volumi di affare superiore ai 400.000 euro e dal 1° gennaio 2020 per le restanti categorie, con possibilità di esclusioni dall’obbligo in ragione della tipologia di attività esercitata e del livello di connettività web della zona in cui si opera. Il D.L. rinvia a un D.M. del Ministero dell’economia e delle finanze l’individuazione delle condizioni di esclusione in ragione della tipologia di attività esercitata e a un altro decreto, che il Mef deve emanare di concerto con il Ministero dello sviluppo economico, l’esclusione dall’obbligo in ragione del livello di connettività web. Proprio in ragione dell’emanazione di un decreto delega finalizzato alla individuazione dei soggetti esclusi dall’obbligo, il Ministero dell’economia e delle finanze ha avviato una consultazione pubblica, attiva dal 12 aprile al 26 aprile, aperta alle associazioni di categoria degli operatori economici interessati. Le associazioni possono inviare osservazioni e proposte circa la casistica degli esoneri.

La trasmissione dei corrispettivi elettronici fa venire meno l’obbligo di tenuta del registro di cui all’articolo 24 del D.P.R. n. 633/1972.

Operativamente, la trasmissione e la memorizzazione dei corrispettivi telematici può avvenire o attraverso i cosiddetti registratori telematici (RT), già regolamentati dal Prv. di AdE n. 182017 del 28 ottobre 2016 o attraverso altri  strumenti che garantiscano, al pari dei registratori, la sicurezza e la inalterabilità dei dati (art. 2, comma 3 D.Lgs. n. 127/2015). Tali ulteriori strumenti saranno regolamentati da provvedimenti dell’Agenzia delle entrate di prossima emanazione. Nella relazione illustrativa al D.L. n. 119/2018 viene precisato, infatti, che l’Agenzia, in un arco temporale quantificabile in un anno, potrebbe disciplinare appositi strumenti aggiuntivi rispetto ai RT, analoghi a quelli pensati per la fatturazione elettronica, quali, ad esempio, una procedura web gratuita, fruibile anche da tablet o smartphone, POS evoluti in grado di trasmettere sia i dati dei corrispettivi che l’informazione dell’effettuazione del pagamento.

Il D.L. n. 119/2018 e la successiva Legge di bilancio 2019 hanno anche previsto, negli anni 2019-2020, il riconoscimento di un’agevolazione finanziaria per i soggetti obbligati, pari al 50% della spesa sostenuta per l’acquisto o l’adattamento degli attuali RT per un massimo di 250 euro in caso di acquisto e di 50 euro in caso di adattamento dello strumento. Tale contributo è concesso al soggetto sotto forma di credito di imposta di pari importo da utilizzare in compensazione.

Attualmente le regole operative per la trasmissione dei corrispettivi elettronici all’Agenzia delle entrate sono stabilite dal citato Prv. di AdE n. 182017 del 28 ottobre 2016, testo di riferimento già per quanti, dal 1° gennaio 2017, hanno aderito all’opzione. Il Provvedimento disciplinando, tra le altre cose, l’utilizzo dei registratori telematici, stabilisce che i corrispettivi devono essere trasmessi al sistema informativo dell’Agenzia delle entrate attraverso i registratori telematici i cui modelli siano stati approvati dall’Agenzia medesima. Il registratore, al momento della chiusura giornaliera genera un file xml, lo sigilla elettronicamente e lo trasmette telematicamente all’Agenzia delle entrate. Il processo di trasmissione si considera concluso quando AdE ha ricevuto il file XML. AdE attesta la ricezione del file con una notifica e, in caso di esito negativo dei controlli, le informazioni si considerano non trasmesse. In quest’ultimo caso, gli esercenti devono trasmettere il file corretto entro i cinque giorni successivi alla comunicazione di scarto.

L’invio dei corrispettivi elettronici: un recap

Dunque, allo stato attuale:

  • sono certe le decorrenze dell’obbligo secondo i volumi di affare: 1° luglio 2019 per soggetti con volumi di affare superiore ai 400.000 euro, 1° gennaio 2020 per le restanti categorie;
  • il Mef si è attivato per definire, con un decreto delega, le categorie di esclusione dall’obbligo in base alla tipologia di attività esercitata;
  • si attende un secondo decreto delega che definisca le categorie di esclusione sulla base della connettività web della zona in cui l’esercente opera;
  • si attendono i provvedimenti dell’Agenzia delle entrate che regolamentino gli strumenti che, oltre ai registratori telematici, già regolamentati dal Prv. di AdE n. 182017 del 28 ottobre 2016, possono consentire la memorizzazione e la trasmissione dei corrispettivi telematici all’Agenzia delle entrate.

Pubblicato il 15 marzo scorso il documento contenente le Regole tecniche per l’emissione e la trasmissione degli ordini elettronici attraverso il Nodo di smistamento degli ordini di acquisto delle amministrazioni pubbliche. Il documento, emanato a seguito di quanto disposto dall’articolo 2 del D. Mef 7 dicembre 2018, ha l’obiettivo di fornire le regole tecniche circa il formato e il meccanismo di trasmissione dei documenti elettronici attestanti l’ordinazione di acquisto di beni e servizi (ordini e altri documenti utilizzati nell’ambito dell’ordinazione), con particolare riferimento agli Enti del SSN. Le Regole tecniche non riguardano, pertanto, l’esecuzione degli acquisti.

Poiché, in virtù dell’articolo 3 del D. Mef, a decorrere dal 1° ottobre 2019 (data di entrata in vigore dell’obbligo) sulle fatture elettroniche dovranno essere obbligatoriamente riportati gli estremi degli ordini, le Regole tecniche forniscono anche le istruzioni per assolvere a tale obbligo.

Come in parte anticipato, il Nodo di smistamento rappresenta una delle componenti del sistema Acquisti pubblici in rete (APiR) dovendo il Mef, stando a quanto stabilito dalla Legge di bilancio 2018, garantire l’integrazione del NSO con la Banca dati nazionale dei contratti pubblici (BNCP), il Sistema di interscambio delle fatture elettroniche (SdI), il Sistema informativo sulle operazioni degli Enti pubblici (SIOPE) e il Nodo di smistamento dei pagamenti e degli incassi (SIOPE+). Le informazioni trattate dai predetti sistemi saranno rese disponibili sulla Piattaforma dei crediti commerciali (PCC).

Gli attori coinvolti nel processo di gestione elettronica degli ordini di acquisto attraverso NSO sono: pubbliche amministrazioni (dal 1° ottobre 2019 soltanto gli Enti del SSN), fornitori di beni e servizi, loro intermediari. I documenti che devono essere obbligatoriamente inviati al NSO sono, come si diceva, relativi all’ordinazione di beni e servizi. A tal proposito, le regole tecniche individuano, descrivendoli, i seguenti quattro documenti: Ordine, Ordine pre-concordato, Risposta, Ordine di riscontro. Ciascuno dei predetti documenti, contenuto nella busta di spedizione, deve essere predisposto secondo la specifica PEPPOL definita, al pari della busta di trasmissione.

Sulla base dei quattro documenti previsti, le Regole tecniche identificano, descrivendoli nel dettaglio, i seguenti tre processi di business:

  • Ordinazione semplice, in cui può essere utilizzato il solo documento “Ordine”;
  • Ordinazione completa, in cui possono essere utilizzati i tre documenti “Ordine”, “Risposta” e “Ordine di riscontro”;
  • Ordinazione pre-concordata, in cui possono essere utilizzati i due documenti “Ordine pre-concordato” e “Ordine di riscontro”.

Le modalità di comunicazione dei soggetti obbligati con il NSO sono analoghe a quelle previste per la fattura elettronica (portale web, PEC, interoperabilità), con l’aggiunta dell’infrastruttura di trasporto PEPPOL. I canali di trasmissione, specifici per ciascuna modalità di comunicazione, sono i medesimi della fattura elettronica (PEC, web service, SdIFtp) con l’eccezione del servizio SPCoop in dismissione.

Nel quadro generale di emissione e trasmissione degli ordini elettronici, il Nodo assolve alle seguenti tre funzioni, diversamente esplicate nei due scenari (validazione e trasmissione) di interazione tra NSO e soggetti obbligati previsti dalle Regole tecniche.

  • Identificazione: NSO provvede a identificare univocamente il messaggio (busta di trasporto più documento) e il documento, associando al primo l’identificativo della transazione (IdT), che sarà riportato in tutte le notifiche prodotte da NSO e al secondo la tripletta di identificazione composta da: identificativo del soggetto emittente, identificativo del documento associato dall’emittente e data del documento.
  • Validazione: NSO provvede a verificare la correttezza dei dati che compongono il messaggio, validando sia la busta di trasporto che il corpo del messaggio e verificando l’unicità del documento ovvero verificando che non esista un altro documento con la medesima tripletta di identificazione. La validazione positiva è l’elemento imprescindibile affinché il messaggio possa essere recapitato, da NSO o attraverso altri canali, al destinatario e, come stabilito dal D. Mef, il requisito necessario affinché le pubbliche amministrazioni possano dare corso alla liquidazione e al successivo pagamento dell’ordine. Una copia dei messaggi validati positivamente sarà inviata da NSO alla PCC unitamente all’IdT. Tali messaggi saranno, dunque, ricercabili sulla PCC.
  • Trasmissione: NSO provvede a inviare i messaggi validati al destinatario tranne nei casi previsti dalle Regole tecniche in cui il recapito avviene attraverso altri canali, di qui la distinzione dei due scenari: trasmissione e validazione.

Nello scenario di trasmissione, il NSO provvede ad identificare il documento e il messaggio, a validare e a recapitare il messaggio al destinatario. Dunque, nello scenario di trasmissione, il NSO svolge le tre funzioni sopra elencate. Il recapito del messaggio da parte di NSO avviene solo se NSO è in grado di risolvere l’indirizzo del destinatario vale a dire se l’indirizzo è un indirizzo rilasciato da NSO, una PEC o un indirizzo rilasciato da una terza parte accreditata su NSO (Access Point di un’infrastruttura di trasporto PEPPOL).

Nello scenario di validazione, il NSO dopo aver identificato il messaggio e il documento ed aver provveduto alle verifiche sulla busta di spedizione e sul documento (validazione), valida positivamente o scarta il messaggio. In entrambi i casi (validazione positiva e scarto), il Nodo produce una notifica per il mittente che, nel primo caso attesterà soltanto il superamento dei controlli di validazione, nel secondo caso che il messaggio non ha superato i controlli di validazione. In questo scenario, il NSO non provvede a inoltrare il messaggio al destinatario o perché non è in grado di risolvere l’indirizzo del destinatario indicato nel messaggio oppure perché il mittente e il destinatario sono attestati sulla medesima infrastruttura di comunicazione accreditata su NSO, che è in grado di provvedere autonomamente alla trasmissione del messaggio (Access Point di un’infrastruttura di trasporto PEPPOL). Nello scenario di validazione, dunque, NSO svolge due delle tre funzioni sopra elencate: identificazione e validazione.

In considerazione dell’ampiezza e della specificità dell’argomento, la panoramica qui fornita non vuole essere esaustiva, le Regole tecniche saranno pertanto oggetto di ulteriori successivi approfondimenti in questo blog. Attraverso tali approfondimenti cercheremo di comporre un quadro il più possibile funzionale all’analisi del documento e alla descrizione del processo.

Lo scorso 11 marzo il Ministero per la Pubblica Amministrazione ha approvato il “Piano Triennale per l’Informatica nella Pubblica Amministrazione 2019 – 2021”. Esso costituisce lo strumento di riferimento per la trasformazione digitale della pubblica amministrazione e dell’intero paese.

Il piano si colloca nel modello strategico di evoluzione del sistema informativo della Pubblica Amministrazione ed è in continuità con il percorso delineato con i documenti “Strategia per la crescita digitale” (2015), “Modello strategico ICT” (2016) e “Piano triennale ICT” (2017).

Le strategie contenute nel piano sono fondate su alcuni principi chiave:

  • digital by default secondo il quale le PP.AA. devono offrire servizi digitali come opzione predefinita;
  • once only con il quale si ribadisce la necessità di riutilizzare i dati già in possesso delle PP.AA. nei rapporti con cittadini ed imprese;
  • digital identity only con il quale si conferma e rafforza la spinta verso l’adozione dello SPID;
  • cloud first secondo il quale il paradigma cloud deve rappresentare la prima scelta nella definizione di un nuovo progetto da parte di una PA , per motivi di maggiore affidabilità, qualità dei servizi ed economicità (pay per use).

Vengono di seguito elencati e brevemente descritti i principali contenuti del piano.

Data center e cloud: data center; connettività; servizi cloud qualificati; piani di migrazione.

Modello di interoperabilità: creazione del “Sistema informativo della PA” che renda possibile la collaborazione tra le PP.AA. e tra esse e soggetti terzi (cittadini e imprese).

Dati della PA: modalità di utilizzo delle banche dati nazionali; creazione di un catalogo dei servizi digitali offerti dalle PP.AA.; completamento dell’ANPR.

Piattaforme: nuove azioni sulle piattaforme abilitanti tra cui il public e-procurement, pagoPA, SIOPE+, NoiPA, SPID, CIE, SGPA, interoperabilità dei sistemi di conservazione, servizio nazionale per la certificazione anagrafica.

Ecosistemi: nell’ambito dei 13 ecosistemi definiti nel piano triennale 2017-2019, predisposizione di gruppi di lavoro finalizzati a definire regole, standard di riferimento e linee guida per avviare progettualità innovative; coinvolgimento degli stakeholder.

Sicurezza informatica: garanzia di sicurezza dei servizi informatici erogati nel rispetto delle indicazioni dell’AgID; segnalazione al CERT-PA (AgID) degli incidenti di sicurezza.

Strumenti per la generazione e la diffusione dei servizi digitali: aggiornamento delle linee guida di design dei siti e dei servizi web della PA; linee guida con indicazioni alla PA di condivisione di software aperti; creazione della piattaforma Web Analytics Italia a disposizione delle PA per l’analisi dei propri servizi digitali.

Modelli e strumenti per l’innovazione: utilizzo di appalti di innovazione; progettazione e realizzazione del prototipo di un motore predittivo a supporto della governance del modello di “comunità intelligenti” (Smart Landscape).

Governare la trasformazione digitale: istituzione di unità di Program Management Office (PMO) nazionali e regionali; creazione di un gruppo di lavoro permanente costituito dai Responsabili della transizione alla modalità digitale di PA centrali, regioni, città metropolitane e comuni capoluogo; rilascio di una piattaforma di monitoraggio degli aspetti tecnici ed economici delle PA sull’attuazione delle agende digitali.

Rilevazione della spesa ICT: avviare o partecipare alla rilevazione della spesa ICT sulla base delle indicazioni dell’AgID.

Nei prossimi giorni seguiranno ulteriori articoli su argomenti specifici selezionati.